cubaycuba.net / Storia e personalità / Storia   / Storia di Cuba - Capitolo IV
"L'indipendenza dalla Spagna"
La tutela statunitense





José Martí















 

 

  

I politici e i grandi interessi economici statunitensi considerarono che era giunto il momento di intervenire nella guerra tra Cuba e la Spagna: una nave da guerra USA, la corazzata "Maine", fu inviata in visita all'Avana, dove esplose il 15 febbraio del 1898. Il 18 aprile, il Congresso degli Stati Uniti approvò una risoluzione nella quale si dichiarava che Cuba doveva essere libera e indipendente. I principali dirigenti cubani favorirono l'intervento del governo di Washington, in particolare il successore di José Martí come Delegato del Partido Revolucionario Cubano, Tomàs Estrada Palma, che stabilì accordi con il governo USA senza consultarsi con le autorità civili e militari della rivoluzione.
All'inizio dell'occupazione nordamericana, fu designato governatore d'Oriente il generale Leonard Wood, che si distinse subito come annessionista aggressivo e disposto ad esercitare tutti i tipi di repressione contro la popolazione cubana. Dopo la resa di Santiago si avviarono le pratiche per discutere la pace. Il 10 dicembre 1898 venne firmato il Trattato di Parigi, che determinò la fine della guerra. I rappresentanti del popolo cubano non parteciparono alle negoziazioni e nemmeno furono consultati. Gli Stati Uniti oltre a Cuba ottennero le Filippine e il mantenimento di Portorico come colonia.
Nel 1901 a Cuba fu convocata un'Assemblea Costituente. Alla Costituzione che ne scaturì si aggiunse la Enmienda Platt, con cui si sanciva il "diritto" degli Stati Uniti di intervenire negli affari interni della Repubblica di Cuba. Nel 1902 Tomàs Estrada Palma fu eletto Presidente della Repubblica. L'anno seguente venne stipulato con gli Stati Uniti un "trattato di reciprocità commerciale", con il quale molti prodotti nordamericani ottennero grandi facilitazioni per entrare nel mercato cubano mentre pochi prodotti cubani ottennero lo stesso per entrare nel mercato statunitense. Cuba venne assoggettata economicamente e politicamente. Il generale Wood disse allora che Cuba non avrebbe tardato a far parte degli Stati Uniti. In numerose occasioni il governo nordamericano inviò truppe e navi da guerra a Cuba e si intromise negli affari interni dell'Isola.
Nel 1906 scoppiò una sollevazione dei liberali contro gli abusi e le frodi del governo di Estrada Palma, il quale chiese l'intervento degli Stati Uniti.

 

 

 

 

 

 

 








 

 

Per porre fine agli scontri nacque il governo di Charles Magoon, finché nel 1909 questi lasciò il governo nelle mani del presidente eletto, José Miguel Gómez (1858-1921), chiamato Tiburón (pescecane) dai suoi stessi amici. Anche se come Segretario di Stato venne nominato Manuel Sanguily, che si oppose patriotticamente alle manovre annessioniste e interventiste, il governo di Gómez si caratterizzò per il proseguimento della politica corrotta e repressiva.
Nel 1912 ebbe luogo la sollevazione degli Indipendenti di Colore, un movimento che raggruppò molti cubani neri e mulatti, che si lanciarono contro la discriminazione razziale. La rivolta fallì e i suoi principali dirigenti furono assassinati. Il governo si servì di questi fatti per presentarsi agli occhi dei nordamericani e dei reazionari cubani come un governo "capace di mantenere l'ordine". Dopo l'ennesimo intervento di truppe statunitensi prese il potere Mario García Menocal (1886-1941), che i suoi amici chiamavano Mayoral, per la sua politica conservatrice, di mano dura e repressiva (mayorales erano gli uomini di fiducia degli schiavisti utilizzati per controllare gli schiavi nelle piantagioni).
Intanto era scoppiata la Prima Guerra Mondiale. Il governo di Washington con il pretesto della guerra in corso, sbarcò un'altra volta a Cuba dove stanziò truppe di occupazione fino al 1920. L'influenza della rivoluzione di Ottobre in Russia e le miserabili condizioni di vita del popolo cubano in mezzo alla grande speculazione generata dalla guerra, furono le condizioni ideali per la crescita del movimento popolare: nell'aprile del 1920 vi fu un congresso operaio organizzato dal dirigente dei tipografi Alfredo López; nel luglio del 1922 il Gruppo Socialista dell'Avana guidato da Carlos Baliño aderì alla III Internazionale. Quando terminò la guerra in Europa, si accentuò la speculazione nordamericana sullo zucchero cubano, il cui prezzo scese sino a 20 centesimi di dollaro per libbra. Moltissimi operai ed elementi delle classi medie rimasero disoccupati e il fallimento di molte banche fece perdere a molti risparmiatori ingenti somme di denaro. Iniziò così il periodo delle "vacche magre".

 

Le elezioni del 1921 portarono al potere il nuovo presidente Alfredo Zayas (1861-1934). Durante la sua gestione intervenne ripetutamente l'ambasciatore generale statunitense Enoch Crowder che, con il pretesto di lottare contro la corruzione, nominava e faceva dimettere i membri del governo.
Dopo la crisi degli anni '20, con la generalizzazione della miseria e della corruzione, gli operai cominciarono a organizzare grandi associazioni come la "Hermandad Ferroviaria". Anche gli studenti, sotto la direzione della Federación Estudiantil Universitaria (FEU) fondata dal militante comunista Julio Antonio Mella (1903-1929), iniziarono a battersi per trasformare il paese. Sorse una generazione di patrioti. Il governo Zayas, avvalendosi dell'apparato repressivo, cercò di contenere questa ondata rivoluzionaria. Convocò anche le elezioni (caratterizzate come tutte le precedenti da brogli e abusi), nelle quali trionfò il Generale Gerardo Machado (1871-1939), il cui programma riformista era solo di facciata.
Nel 1925 vennero fondati il Partito Comunista di Cuba e la 'Confederazione Nazionale Operaia di Cuba'. Grandi scioperi dei lavoratori dello zucchero e delle ferrovie allarmarono gli Statunitensi e i loro fantocci sull'isola. Machado aveva dichiarato che non avrebbe permesso più di 24 ore di sciopero e per mantenere la promessa, impiegò tutti i mezzi repressivi e criminali a sua disposizione. Rubén Martínez Villena (1899-1934), il grande poeta e dirigente comunista, lo definì Asino con garras (asino con gli artigli). Machado nel 1928 procedette alla modifica della costituzione riuscendo ad allungare il suo mandato a sei anni. Nel 1929, in Messico, fu assassinato per ordine di Machado, Julio Antonio Mella, uno dei fondatori con Carlos Baliño del Partito Comunista Cubano. Nello stesso anno la tremenda crisi dell'economia americana investì anche Cuba. Il movimento operaio e studentesco scatenò grandi scioperi. La lotta contro la dittatura si trasformò in un imponente movimento nazionale sempre più vasto. Gli Stati Uniti cominciarono a dubitare della capacità di Machado. Il 12 agosto del 1933 l'esercito, che lo aveva aveva sempre appoggiato sistematicamente chiese le sue dimissioni ed egli fuggì negli Stati Uniti.

 

 

 

 

 

Fu istituito un governo provvisorio guidato da Carlos Manuel de Céspedes y Quesada, figlio del Padre della Patria e padre della scrittrice antifascista italiana Alba de Céspedes, che aveva esercitato fino a quel momento funzioni diplomatiche ed era di idee conservatrici. Il 4 settembre del 1933, gruppi organizzati studenteschi e reparti dell'esercito rovesciarono però il suo governo e stabilirono la cosiddetta Pentarchia o governo dei Cinque, nel quale non c'era un presidente, ma cinque esecutivi, ognuno dei quali incaricato di un ramo dell'attività statale. I vecchi ufficiali dell'esercito furono destituiti e il sergente Fulgencio Batista fu nominato colonnello. Il 10 settembre la Pentarchia si sciolse e uno dei suoi membri, Ramón Grau San Martín, fu nominato presidente. Ma mentre il governo - su impulso di Guiteras - adottava le misure riformiste invocate dal popolo, l'esercito reprimeva in modo sanguinario il movimento popolare come ad esempio nel caso del "Soviet" dello zuccherificio Senado e in altri luoghi del paese.
Sempre in settembre, numerosi Ingenios (fabbriche di zucchero) in Oriente e nella provincia di Las Villas furono occupati dai lavoratori che procedettero in alcuni casi a distribuire le terre ai contadini della zona. Gli ufficiali dell'esercito, con l'appoggio di Washington e dell'organizzazione reazionaria ABC, insorsero contro il governo di Grau: gravi scontri infiammarono l'Avana ed altre città. Batista si alleò con l'ambasciatore statunitense per fare un colpo di stato ed imporre un governo totalmente sottomesso alla dominazione straniera. Nel gennaio del 1934, Grau rinunciò alla presidenza e venne sostituito da Carlos Mendieta. La borghesia tentava di raggiungere un accordo con Batista per celebrare nuove elezioni e dare un aspetto legale alla situazione imposta dall'intervento nordamericano. Nel 1936 si effettuarono le elezioni e venne proclamato presidente Migue Mariani Gómez, appoggiato proprio da Batista. Poco dopo Gómez fu deposto.
Nel 1937 si riaccese il movimento popolare. La guerra del popolo spagnolo contro il fascismo, le misure progressiste del governo di Lázaro Cárdenas in Messico e la crescente minaccia del fascismo tedesco, contribuirono a rafforzare le posizioni democratiche. Batista, spinto da un lato dalla situazione internazionale, che metteva di fronte gli Stati Uniti al fascismo tedesco e dall'altro minacciato dalla propria situazione interna di crisi e malcontento, diede alla sua dittatura un aspetto riformista. Fu convocata l'Assemblea Costituente, dove l'intervento e la lotta del Partito Comunista e di altri elementi progressisti condussero all'introduzione nella Costituzione dei diritti popolari e di misure contro il latifondo. Firmata il 10 ottobre 1940 a Guáimaro, la Constitución de la República riconosceva, infatti, il diritto al lavoro, alla sicurezza sociale e alla giusta retribuzione della ricchezza. Però, sino al 10 marzo 1952, quando essa venne definitivamente abrogata da Batista, la Legge suprema dello Stato rimase inattuata, come ad esempio l'applicazione pratica dell'articolo 90 contro il latifondo.

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