| cubaycuba.net / Storia e personalità / Storia / Storia di Cuba - Capitolo III |
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Nel
giro di una setttimana gli insorti presero Bayamo, difesa da una nutrita
guarnigione spagnola. Quando Céspedes
entrò con i suoi uomini nella città, Perucho Figueredo scrisse
le strofe che ora compongono l'inno
nazionale cubano: "Al combate corred, bayameses, que la patria
os contempla orgullosa...". Nonostante un inizio promettente, fin
da subito entrarono nelle file dei ribelli moltissimi contadini piccoli
proprietari terrieri, tra cui si distinsero Máximo
Gómez ed Ignacio
Agramonte, la guerra per l'indipendenza dalla Spagna non riuscì
mai ad attecchire nelle regioni occidentali e a La Habana, dove il controllo
spagnolo era molto più serrato ed organizzato. Nell'aprile del
1869 venne convocata la Asamblea de Guáimaro, in cui venne scritta
la costituzione della repubblica in armi e si istituì il primo
governo rivoluzionario: i contrasti intestini, soprattutto tra Céspedes
e Agramonte, erano già molto evidenti. La reazione spagnola non
si fece attendere: con l'ausilio del Cuerpo de Volontarios venne progettata
una lotta senza quartiere in cui gli oppositori iniziarono ad essere esiliati
in Europa o deportati in alcune isole africane. Dopo nove anni sanguinosi,
le armate spagnole, sapientemente guidate da Arsenio Martínez Campos,
costrinsero i ribelli alla resa e alla firma, il 10 febbraio 1878, del
Patto del Zanjón, che mise la parola fine alla contesa bellica.
Il trattato di pace prevedeva una riforma amministrativa, un'estesa amnistia
e diverse misure per una solida riconciliazione nazionale. Con la pacificazione
dell'isola, cominciò per Cuba una nuova epoca: un regime di relativa
libertà politica rese possibile la diffusione di idee e di giornali,
che contribuirono a ravvivare il pesante clima postbellico. Nacquero due
partiti rigidamente contrapposti, ma concordi nel condannare qualsiasi
tipo di propaganda rivoluzionaria. |
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Due furono i fenomeni che caratterizzarono la vita economica cubana durante questi tredici anni: il primo fu l'intensificazione delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, che in questo periodo arrivano ad assorbire l'"85% della produzione cubana di zucchero. Il secondo fenomeno riguardò la completa riorganizzazione dell'industria dello zucchero, debilitata da dieci lunghi anni di guerra, in seguito alla quale la rovina della maggior parte delle famiglie benestanti portò al livellamento sociale (molti hacendados si convertirono in coloni) e allo smisurato allargamento della classe media. L'imponente diffusione della barbabietola da zucchero e l'introduzione della coltivazione della canna da zucchero in molte parti del mondo, causò una caduta inarrestabile del prezzo dello zucchero (soprattutto dopo il 1884) e la rovina per l'instabile economia dell'isola. Si rese indispensabile la modernizzazione dei modi di produzione per aumentare il rendimento e ridurre i costi: i piccoli ed antiquati ingenios furono soppiantati da grandi fabbriche, le centrales, che ancora oggi sono il fulcro dell'economia rurale cubana; vennero introdotte grandi macchine e si estese la linea ferroviaria per il rapido trasporto dai campi di raccolta agli scali portuali. Per diciassette anni, con la sola insurrezione di Calixto García del 1880, passata alla storia come Guerra Chiquita, l'isola visse anni di pace, in cui, tra le altre cose, si procedette a porre fine alla schiavitù. Nel 1892, dall'esilio forzato negli Stati Uniti, José Martí fondò il Partido Revolucionario Cubano, con lo scopo di raccogliere larghi strati della società cubana, intenti a porre fine alla dominazione spagnola. Martí ottenne il consenso di due vecchi eroi della guerra del 1868, Máximo Gómez ed Antonio Maceo, e insieme a loro iniziò a preparare un piano militare ben dettagliato, senza mai dimenticare l'importantissimo aspetto politico. Il 24 febbraio 1895 scoppiò la guerra di indipendenza dalla Spagna, che inviò subito numerosi soldati nella sua lontana colonia per sedare l'ennesima rivolta. Come trent'anni prima, tra le truppe ribelli venne approvata una Costituzione e fondato un governo nazionale con a capo Salvador Cisneros Betancourt. Generale in capo dell'esercito venne nominato Gómez, mentre delegato plenipotenziario all'estero fu eletto Tomás Estrada Palma. |
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Le
forze dei ribelli erano formate per la maggior parte da elementi della
classe media (piccola borghesia), popolari, rurali e urbani. La sollevazione
scoppiò simultaneamente in diverse regioni del paese: Antonio Maceo
sbarcò nel nord della provincia di 'Oriente' mentre Martí
e Maximo Gómez sbarcarono
nel sud, a Playitas. |
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El
Titán de bronce (il titano di bronzo), come veniva chiamato Maceo
per il colore della sua pelle e la grandezza in combattimento, ritornò
all'Avana dove continuò
a combattere insieme a Gómez. In questa zona si lasciarono ancora
e questa volta per sempre. Maceo riprese a combattere nella zona di Pinar
del Río, dove il suo piccolo accampamento fu sorpreso dagli spagnoli
e Maceo cadde ferito mortalmente. Era il 7 dicembre del1896. Malgrado
questo colpo, la rivoluzione non si indebolì. |