cubaycuba.net / Storia e personalità / Storia   / Storia di Cuba - Capitolo III
"Le lotte per l'indipendenza"
Máximo Gómez, José Martí, Antonio Maceo

 


Máximo Gómez


 

Nel giro di una setttimana gli insorti presero Bayamo, difesa da una nutrita guarnigione spagnola. Quando Céspedes entrò con i suoi uomini nella città, Perucho Figueredo scrisse le strofe che ora compongono l'inno nazionale cubano: "Al combate corred, bayameses, que la patria os contempla orgullosa...". Nonostante un inizio promettente, fin da subito entrarono nelle file dei ribelli moltissimi contadini piccoli proprietari terrieri, tra cui si distinsero Máximo Gómez ed Ignacio Agramonte, la guerra per l'indipendenza dalla Spagna non riuscì mai ad attecchire nelle regioni occidentali e a La Habana, dove il controllo spagnolo era molto più serrato ed organizzato. Nell'aprile del 1869 venne convocata la Asamblea de Guáimaro, in cui venne scritta la costituzione della repubblica in armi e si istituì il primo governo rivoluzionario: i contrasti intestini, soprattutto tra Céspedes e Agramonte, erano già molto evidenti. La reazione spagnola non si fece attendere: con l'ausilio del Cuerpo de Volontarios venne progettata una lotta senza quartiere in cui gli oppositori iniziarono ad essere esiliati in Europa o deportati in alcune isole africane. Dopo nove anni sanguinosi, le armate spagnole, sapientemente guidate da Arsenio Martínez Campos, costrinsero i ribelli alla resa e alla firma, il 10 febbraio 1878, del Patto del Zanjón, che mise la parola fine alla contesa bellica. Il trattato di pace prevedeva una riforma amministrativa, un'estesa amnistia e diverse misure per una solida riconciliazione nazionale. Con la pacificazione dell'isola, cominciò per Cuba una nuova epoca: un regime di relativa libertà politica rese possibile la diffusione di idee e di giornali, che contribuirono a ravvivare il pesante clima postbellico. Nacquero due partiti rigidamente contrapposti, ma concordi nel condannare qualsiasi tipo di propaganda rivoluzionaria.

 

 

 

 



 


José Martí






Antonio Maceo

Due furono i fenomeni che caratterizzarono la vita economica cubana durante questi tredici anni: il primo fu l'intensificazione delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, che in questo periodo arrivano ad assorbire l'"85% della produzione cubana di zucchero. Il secondo fenomeno riguardò la completa riorganizzazione dell'industria dello zucchero, debilitata da dieci lunghi anni di guerra, in seguito alla quale la rovina della maggior parte delle famiglie benestanti portò al livellamento sociale (molti hacendados si convertirono in coloni) e allo smisurato allargamento della classe media. L'imponente diffusione della barbabietola da zucchero e l'introduzione della coltivazione della canna da zucchero in molte parti del mondo, causò una caduta inarrestabile del prezzo dello zucchero (soprattutto dopo il 1884) e la rovina per l'instabile economia dell'isola. Si rese indispensabile la modernizzazione dei modi di produzione per aumentare il rendimento e ridurre i costi: i piccoli ed antiquati ingenios furono soppiantati da grandi fabbriche, le centrales, che ancora oggi sono il fulcro dell'economia rurale cubana; vennero introdotte grandi macchine e si estese la linea ferroviaria per il rapido trasporto dai campi di raccolta agli scali portuali. Per diciassette anni, con la sola insurrezione di Calixto García del 1880, passata alla storia come Guerra Chiquita, l'isola visse anni di pace, in cui, tra le altre cose, si procedette a porre fine alla schiavitù. Nel 1892, dall'esilio forzato negli Stati Uniti, José Martí fondò il Partido Revolucionario Cubano, con lo scopo di raccogliere larghi strati della società cubana, intenti a porre fine alla dominazione spagnola. Martí ottenne il consenso di due vecchi eroi della guerra del 1868, Máximo Gómez ed Antonio Maceo, e insieme a loro iniziò a preparare un piano militare ben dettagliato, senza mai dimenticare l'importantissimo aspetto politico. Il 24 febbraio 1895 scoppiò la guerra di indipendenza dalla Spagna, che inviò subito numerosi soldati nella sua lontana colonia per sedare l'ennesima rivolta. Come trent'anni prima, tra le truppe ribelli venne approvata una Costituzione e fondato un governo nazionale con a capo Salvador Cisneros Betancourt. Generale in capo dell'esercito venne nominato Gómez, mentre delegato plenipotenziario all'estero fu eletto Tomás Estrada Palma.


Martí e Gómez sbarcano a Playitas

Le forze dei ribelli erano formate per la maggior parte da elementi della classe media (piccola borghesia), popolari, rurali e urbani. La sollevazione scoppiò simultaneamente in diverse regioni del paese: Antonio Maceo sbarcò nel nord della provincia di 'Oriente' mentre Martí e Maximo Gómez sbarcarono nel sud, a Playitas.
Il 19 maggio 1895 nel combattimento di Dos Ríos José Martí perse la vita. In questo modo cadeva il più alto esponente del patriottismo cubano.
La rivoluzione, però, non si fermò, i dirigenti rivoluzionari si accordarono per portare la guerra in tutto il paese. L'invasione da Oriente a Occidente fu diretta da Máximo Gómez e Antonio Maceo, che partirono da Mangos de Barraguá, luogo della protesta di Maceo contro il Patto del Zanjón nel 1878. La Columna Invasora, diretta da Gómez e Maceo, arrivò all'antica provincia dell'Avana il 1° gennaio del 1896. Nel piccolo territorio di questa provincia, dove gli spagnoli avevano concentrato la maggior parte delle loro forze, ebbero luogo battaglie vittoriose per le forze Mambises (questo era il nome dei libertadores). Qui i due massimi capi rivoluzionari si separarono: Gómez rimase nella zona dell'Avana con la responsabilità di mantenere sotto scacco il nemico, mentre Maceo continuò l'Invasione fino a Pinar del Río.

 

 

 

 

 

 

El Titán de bronce (il titano di bronzo), come veniva chiamato Maceo per il colore della sua pelle e la grandezza in combattimento, ritornò all'Avana dove continuò a combattere insieme a Gómez. In questa zona si lasciarono ancora e questa volta per sempre. Maceo riprese a combattere nella zona di Pinar del Río, dove il suo piccolo accampamento fu sorpreso dagli spagnoli e Maceo cadde ferito mortalmente. Era il 7 dicembre del1896. Malgrado questo colpo, la rivoluzione non si indebolì.
I dirigenti spagnoli, trovandosi in difficoltà, decisero di inviare a Cuba come Governatore e Capitano Generale Valeriano Weiler (1838-1930), che applicò misure repressive brutali contro la popolazione contadina. Fu approvato il cosiddetto Bando della Reconcentración, che, nel tentativo di isolare i mambises, obbligava i contadini a vivere in città e paesi protetti da guarnigioni colonialiste. Questa massa contadina concentrata in paesi e città non aveva lavoro, né cibo né casa, perché non si coltivava la terra e la produzione si paralizzò in quasi tutto il paese. Si calcola che morirono circa 300.000 persone come conseguenza della politica stabilita da Weiler. Il paese era rovinato totalmente e nel mondo intero cominciò a scatenarsi una campagna contro la criminale politica spagnola a Cuba.

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