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approf. |Rivoluzione 1868
| Occupazione yanqui | Inizio
XX sec. | La Costituzione
del 1940| |Cronologia della Rivoluzione | 1° Gennaio 2002 | La spedizione del Granma | La Marcha de las Antorchas| |
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LA RIVOLUZIONE DEL 1868
Le misure repressive adottate dal governo di Madrid
contro i cubani, si intrecciavano con altri fattori che resero insostenibile
la situazione della popolazione creola: la produzione di caffè
rallentò e i prezzi dello zucchero subirono un notevole ribasso;
i debiti dei possidenti crebbero e molti operai, artigiani e impresari
si videro obbligati a emigrare. La maggior parte si stabilì nel
sud degli Stati Uniti, a Tampa e Cayo Hueso (Key West). LA Demajagua Nella regione orientale la crisi era più acuta e lì
iniziarono le attività cospirative. Nel luglio del 1867 si costituì
un Comitato Rivoluzionario nella città di Bayamo, diretto da uno dei possidenti
più ricchi di Cuba, Francisco Vicente Aguilera. Questi era un uomo colto,
di carattere generoso e con un raffinato spirito di sacrificio. La cospirazione
si estese con rapidità alle principali località dell'Oriente, soprattutto
a Manzanillo, dove emerse la figura del possidente zuccheriero e avvocato
Carlos Manuel de Céspedes y del Castillo, che divenne presto il protagonista
principale dell'insurrezione. IL "Manifesto" del 10 di Ottobre In questo documento i ribelli denunciavano le intollerabili condizioni che la Spagna imponeva a Cuba: una politica dominata dalla corruzione e dal malaffare, una giustizia ingiusta e repressiva, un'economia a totale vantaggio della madrepatria e devastante per i cittadini cubani...Nel documento si diceva inoltre:"noi crediamo che tutti gli uomini siano uguali e desideriamo l'emancipazione degli schiavi". Letto il manifesto, i patrioti si diressero al vicino villaggio di Yara con il proposito di conquistarlo ma vennero sbaragliati da un contingente militare spagnolo. Ricordando questa prima battaglia, storicamente si allude al "Grito de Yara" per identificare l'inizio delle gesta emancipatrici di Cuba. La conquista di Bayamo La sollevazione si allargò ad altre località dell'Oriente: il 13 ottobre gli insorti conquistarono otto villaggi della provincia; queste prime vittorie dettero prestigio, uomini e alcune armi all'insurrezione. Céspedes, con l' aiuto del dominicano Luis Marcano, dette all'Esercito Liberatore un' organizzazione rudimentale e continuò la lotta dopo essere stato riconosciuto come Generale in Capo. Il gruppo direttamente al suo comando si diresse verso l'importante città di Bayamo e, dopo tre giorni di forti combattimenti, la conquistò. Fu in questa occasione che, tra l'entusiasmo popolare, il poeta, musicista e patriota bayamese Pedro Figueredo, scrisse le parole di quello che sarà l'Inno Nazionale d Cuba. A Bayamo si formò il "Governo della Repubblica in Armi", capeggiato da Céspedes, e si cominciò a riorganizzare l'amministrazione pubblica secondo le necessità del territorio libero. Si separò il potere civile da quello militare e si costituì una nuova giunta della città, che includeva come reggenti, insieme ai creoli bianchi, due spagnoli e due neri. Si decretò la libertà degli schiavi che si fossero uniti all'insurrezione e di quelli che i loro padroni avessero voluto emancipare in cambio di un indennizzo. I liberatori mantennero il potere per tre mesi, ma il 12 gennaio del 1869, di fronte all'impossibilità di tenere oltre la città, una grande assemblea popolare decise che, prima di abbandonarla, le si desse fuoco perchè non cadesse di nuovo in mano agli spagnoli. E così fecero. Camagüey e Las Villas Dalla regione di Oriente la rivolta cominciò ad estendersi anche ad altre province: il 4 dicembre 1868 si sollevò Camagüey e nei primi giorni di febbraio del '69, Las Villas. Le due figure di maggior rilievo tra i rivoluzionari di Camagüey furono certamente Ignacio Agramonte Loynaz e Salvador Cisneiros Betancourt, marchese di Santa Lucia. Quest'ultimo era una persona di elevata posizione economica e sociale: anch'egli liberò i suoi schiavi e se ne andò alla "manigua". Ignacio Agramonte era un giovane di famiglia ricca, discepolo di José de la Luz y Caballero, avvocato e patriota influenzato fortemente dalle idee della Rivoluzione Francese. Fu l'anima della rivoluzione nella provincia. Il suo coraggio era proverbiale: in una occasione, uno dei combattenti, il Brigadiere Julio Sanguily, cadde nelle mani degli spagnoli. Senza esitazione alcuna Agramonte, con 34 componenti della sua cavalleria, raggiunse il nemico - uno squadrone composto da 120 fucilier i- ordinò la carica al "machete" e salvò l'ufficiale "mambì". Occidente La rivolta non riuscì ad estendersi alle tre province occidentali (Pinar del Rìo, La Habana e Matanzas), poichè i grandi possidenti, a differenza che nell'Oriente, godevano di una grande prosperità ed erano di tradizione conservatrice. Tuttavia, numerosi patrioti occidentali si organizzarono clandestinamente e collaborarono con l' insurrezione. Alcuni si unirono ai combattenti della "manigua" e altri tentarono, senza successo, di organizzare delle rivolte, soprattutto a Pinar del Rìo (Vuelta Abajo). Al comando dell'organizzazione all'Avana, si trovava Josè Morales Lemus, che aveva partecipato a numerose cospirazioni precedenti. Fin dai primi sommovimenti insurrezionali, si distinse all'Avana il giovane quindicenne José Martì. Internazionalismo Come si è visto, le prime gesta di liberazione furono condotte dal settore più radicale dei possidenti e da intellettuali e professionisti provenienti dalle classi ricche di Cuba, ed ebbero la partecipazione decisiva delle masse di schiavi emancipati, neri e mulatti liberi, contadini, artigiani e altri settori sfruttati e discriminati della popolazione. Dal suo inizio, la rivoluzione contò sull'appoggio disinteressato e l' esperienza militare di uomini nati in paesi diversi, che fecero loro la causa del popolo cubano. Come esempio si possono citare i dominicani Modesto Dìaz, Luis Marcano e Màximo Gòmez Bàez, ex ufficiali dell'esercito spagnolo a Santo Domingo. Màximo Gòmez giunse a Cuba nel 1865 e, appena iniziò la guerra, si unì ai libertadores, distinguendosi rapidamente per la sua audacia, senso dell'organizzazione, sagacità e capacità di comando nelle operazioni militari (introdusse tra l'altro le famose "cariche al machete", che erano il terrore delle colonne spagnole). Nella guerra del '95 divenne Generale in Capo dell'Ejercito Libertador de Cuba. Viene oggi ricordato come una delle figure più importanti delle vicende indipendentiste di Cuba assieme a José Martì e Antonio Maceo. Assemblea di Guàimaro Nell'aprile del '69, con l'obiettivo di dare unità organizzativa e giuridica alla Rivoluzione, si convocò una importante assemblea nella quale erano rappresentati i gruppi dirigenti delle regioni insorte. La riunione si realizzò nel villaggio camagüeyano di Guàimaro. In quella sede si scontrarono due concezioni differenti del modo di dirigere la Rivoluzione: Céspedes era per una direzione centralizzata che si incaricasse tanto delle operazioni militari quanto degli affari di carattere civile; Agramonte di contro reclamava la formazione di un governo civile separato dal comando militare e ad esso superiore. La grande maggioranza dei delegati appoggiò questa seconda tesi, e gli accordi si raccolsero in una Magna Charta conosciuta come la Costituzione di Guàimaro. Questa Costituzione sancì la Camera dei Rappresentanti quale potere supremo dello Stato: essa nominava il Presidente della Repubblica e il Capo dell' Esercito e poteva destituirli liberamente; decideva come organizzare l'esercito e poteva emendare la Costituzione. La Camera avrebbe dovuto risolvere, di fatto, perfino i più piccoli dettagli amministrativi. La Costituzione inoltre consacrò i principali diritti individuali e abolì la schiavitù stabilendo che: " Tutti gli abitanti della Repubblica sono totalmente liberi". Approvata la Costituzione, l'Assemblea si convertì in Camera dei Rappresentanti, nominò come Presidente della Repubblica Carlos Manuel de Céspedes e Capo dell'Esercito Manuel de Quesada y Loynaz, che era stato generale in Messico dove aveva combattuto contro gli invasori francesi. La reazione spagnola Nei primi mesi del 1869, il governo coloniale tentò una politica di conciliazione con gli insorti, ma dovette ben presto desistere in quanto i "peninsulares" recalcitranti che dominavano a Cuba si opposero violentemente a qualsiasi accordo. Si scatenò dunque una violentissima repressione contro i "mambises" e tutti i simpatizzanti dell' indipendenza. Oltre all'esercito, la Spagna potè contare sull'appoggio del cosiddetto Corpo di Volontari, creato vari anni prima per affrontare il progetto di invasione di Narciso Lòpez. Nel 1868, gli integralisti lo riorganizzarono, e in pochi mesi arrivò a contare 30.000 uomini nella capitale e diverse migliaia nelle altre zone del paese. Integrato da avventurieri e diretto da spagnoli ricchi che, insieme al governo, li addestravano ed armavano, questo corpo paramilitare si distinse per gli atti più efferati e sanguinari. Il suo potere raggiunse una tal forza, che ci furono momenti in cui nemmeno il "Capitano Generale" (Governatore) osò opporsi alle sue azioni. Uno dei più esecrabili dei suoi crimini fu l'assassinio di otto studenti del primo anno di Medicina dell'Università dell'Avana nel 1871: alcuni volontari colonialisti accusarono falsamente un gruppo di studenti di aver profanato la tomba del giornalista spagnolo Gonzalo Castañòn (acerrimo nemico della causa indipendentista); un consiglio di guerra, condannò per ben due volte vari studenti a pene carcerarie, ma i volontari entrambe le volte protestarono violentemente e si dovette intraprendere un terzo consiglio di guerra che, assecondando le richieste dei volontari che reclamavano sangue cubano, condannòi a morte otto degli studenti e altri trenta a pene detentive. A nulla valsero la mancanza assoluta di prove e l'impeccabile difesa del capitano spagnolo Federico Capdevilla: gli otto furono fucilati il 27 novembre 1871, per il solo fatto di essere cubani. Gloria ed ombre, la sconfitta Nonostante la durissima offensiva del governo colonaile
la guerra si dilatò per 10 anni, durante i quali si alternarono periodi
di grande impeto rivoluzionario e momenti critici. In condizioni di permanente
inferiorità di uomini e armi, le truppe cubane riuscirono a condurre numerose
campagne vittoriose; terrorizzarono il nemico con le famose "cargas al
machete"; beffarono linee ben fortificate e ben difese; iniziarono l'
invasione verso occidente arrivando fino alla provincia de Las Villas
nel centro del paese. Tuttavia, alla lunga, la guerra fu vinta dagli spagnoli.
José Martì scrisse - "solo approfittando dei dissensi interni la Spagna
vinse una guerra che con le armi non avrebbe potuto mai vincere". I grandi
dissidi su come dirigere la guerra, crebbero dopo l'Assemblea di Guàimaro,
e si arrivò al punto che la Camero destituì sia il Presidente Céspedes
che il Capo dell'Esercito Manuel de Quesada. Céspedes si ritirò nella
sua fattoria "San Lorenzo", nella Sierra Maestra e si dedicò a insegnare
ai bambini contadini. Qui venne sorpreso dagli spagnoli e morì combattendo
nel febbraio del 1874. Pochi mesi prima era morto anche Ignacio Agramonte;
la rivoluzione perse così due delle sue massime figure già
nei primi anni di guerra. I vizi caudillistici dei dirigenti, insieme
alla paura che gli schiavi di Matanzas si unissero all'Ejercito Libertador
e rompessere il debole equilibrio tra bianchi e neri a favore di questi
ultimi, impedirono che le truppe cubane invadessero le tre province occidentali.
Ciò costituì un' importante sconfitta nei piani strategici della Rivoluzione.
Allo stesso modo, il regionalismo dette origine a irriparabili frizioni
tra i capi degli insorti, a insubordinazioni militari,a una crisi generale
di autorità e all'indebolimento progressivo dell'insurrezione. Alla crisi
del movimento insurrezionale si unì un altro fattore importante. Il governo
spagnolo, sapendo di questa crisi, agì intelligentemente e cambiò
la sua politica verso i "mambises". Invece della guerra di sterminio,
cominciò una campagna diretta alla demoralizzazione dei cubani, offrendo
di dimenticare il passato, perdonare i delitti politici, liberare i prigionieri,
facilitare l'uscita dall'Isola a chi lo desiderava, reggere Cuba con le
stesse leggi speciali che si applicavano a Portorico, riconoscere la libertà
agli schiavi che erano nelle fila degli insorti e altre promesse attraenti.
Nello stesso tempo per rafforzare l'accettazione di queste condizioni,
rinforzò l'esercito con truppe fresche fino a sorpassare i 250.000 uomini
e aumentò considerevolmente le spese militari. L'incaricato di
applicare questa nuova politica fu il Generale Arsenio Martìnez Campos.
Questi in due anni riuscì nell'intento di soffocare l' insurrezione.
Il governo della Repubblica in Armi si disintegrò e un Comitato negoziatore
firmò la pace con gli spagnoli il 10 febbraio del 1878. Il cosiddetto
Pacto del Zanjòn raccoglieva nel suo testo le principali promesse fatte
dal governo spagnolo. La protesta di Baraguá Antonio Maceo Maceo era un contadino mulatto di Santiago
de Cuba che entrò in guerra come semplice soldato il 12 ottobre del'68,
due giorni dopo il suo inizio. Per il suo eroismo e le sue doti naturali
guadagnò con rapidità meriti e gradi . Alla fine della guerra era Maggior
Generale. |