1° Gennaio 2002 - 43° Anniversario
della Rivoluzione
Quarantatre anni compie la Rivoluzione Cubana; quarantatre e non ne
è passato uno senza che, in un modo o nell'altro, non siano
stati compiuti atti inimmaginabili contro di essa.
Inimmaginabili per noi che viviamo tanto lontano e che, malgrado nella
storia siamo stati invasi, occupati, divisi in staterelli e dominati
da potenze straniere, ormai da 150 anni non consciamo la minaccia
di una potenza straniera che vuole annetterci e dominarci. D'altra
parte una grande potenza ci domina, ma con mezzi più sottili.
Nell'Europa intravediamo la speranza di affrancarci da una tutela
così ingombrante ma abbiamo un governo che certamente vedrebbe
più di buon occhio l'integrazione con gli States.
Anche nella storia di Cuba, c'è stato un presidente che si
proclamava "primo operaio di Cuba", fece costruire strade,
ponti, fognature, acquedotti e soprattutto arricchì a dismisura
le sue tasche e quelle dei suoi amici. Tra le grandi opere pubbliche,
dovette ampliare i cimiteri, tanti furono gli assassinii che perpetrò
per liberarsi di coloro che gli si opponevano. Si chiamava Gerardo
Machado, erano glia anni '30. Molta gente credette in lui ma alla
fine tutto il popolo gli si rivoltò contro e perfino i suoi
protettori del Nord lo abbandonarono. Dopo di lui vennero altri presidenti,
altre promesse. Tutti pensavano al proprio portafoglio, tutti obbedivano
allo stesso padrone. E quando si intravedeva una vittoria elettorale
di un partito perlomeno non prostrato davanti ai poteri economici
ed imperialisti, venivano appositamente fomentati disordini e violenze
per indurre la gente ad accogliere perfino con sollievo l'ordine imposto
dall'uomo forte. Ma, durò poco: ordine significava morte, fame,
disuguaglianza e asservimento al "vicino del Nord".
Proprio 43 anni fa, in una notte di festa, con i botti delle bottiglie
di spumante come sottofondo, l'ultimo di questi servi sanguinari,
Fulgencio Batista, prendeva un aereo, e con i suoi amici più
fedeli e tutti i soldi rubati al popolo cubano si dirigeva su un'altra
isola bistrattata dei caraibi, dove regnava un suo collega di sangue,
ruberie e vassallaggio, Trujillo, dittatore di Santo Domingo.
Con questi personaggi e con altri della povera Nuestra America, Somoza,
Duvallier e via assassinando, rubando e inchinandosi, il grande Vicino
del Nord aveva buoni rapporti; più ammazzavano, più
rubavano e immiserivano le loro genti, e più erano fedeli alleati
nella "lotta contro il comunismo".
A Cuba, il primo giorno dell'anno 1959, avvenne qualcosa che non era
mai avvenuto: si instaurò un governo senza chiedere il permesso
al potente vicino.
Questo era inammissibile…ma non era un grande problema, con un po'
di minacce e con un po' di soldi si poteva risolvere tutto. In fin
dei conti, non erano che dei poveracci latinoamericani, ladroni e
servi, era solo questione di prezzo…
Ma stavolta si sbagliavano, a ogni minaccia si rispondeva con forza,
a ogni offerta di corruzione si rispondeva con dignità. Il
governo di Cuba non era fatto di sergentucoli golpisti o di politicanti
arraffoni. Il governo di Cuba era costituito dai successori dei generali
dell'indipendenza:
Carlos Manuel de Céspedes, che il primo giorno dell'insurrezione,
il 10 ottobre del 1868, proclamò l'abolizione della schiavitù,
e che alla proposta dei colonialisti spagnoli di scendere a patti
in cambio della vita di suo figlio caduto prigioniero, rispose che
era responsabile di tutti i cubani, che tutti erano suoi figli; Antonio
Maceo che sul suo corpo aveva il ricordo di 20 ferite in combattimento
e che morì per l'indipendenza, come suo padre e una decina
di fratelli;
Ignacio Agramonte, leggendario Mayor dell'Ejercito Libertador,
che rischiò la vita per riscattare Sanguily caduto prigioniero
del nemico e che morirà al comando della sua cavalleria; Calixto
Garcìa, la cui madre non credeva fosse caduto prigioniero
degli spagnoli e che, quando le riferirono che prima di essere catturato
si era sparato in fronte l'ultimo colpo, disse:"…quello sì
è mio figlio.";
José Martí, il piccolo Gigante che scrisse pagine
indimenticabili di poesia e di amore, ma che preparò con eguale
forza la lotta indipendentista e l'unità di tutti i cubani;
lui poeta, scrittore, giornalista, precursore delle idee e degli ideali
del secolo che ancora doveva venire, morì in battaglia; lui
che aveva vissuto nel mostro e ne conosceva le viscere sapeva bene
quello che diceva. Lui, che impugnò la fionda di Davide e che
non temeva Golia.
Quel 1° gennaio del 1959 assieme ai ribelli della Sierra Maestra,
scesero nelle pianure ed entrarono nelle città i martiri dei
Batista e dei Machado: Mella,
Lòpez,
Guiteras,
Trejo, Jesùs Menéndez abbracciati a Abel
e Juan Mauel e a tutti i caduti del Moncada, del Granma, della Sierra
e della clandestinità.
Si apriva quel 1° gennaio un avvenire di libertà, di giustizia
e di eguaglianza. Un avvenire di dignità e di diritti umani.
Un popolo intero si appropriò del suo destino. Ed è
questo che i grandi difensori della "libertà" e dei
"diritti umani" non ammettono.
Che importa se un popolo in un anno riesce a vincere la piaga dell'analfabetismo
che affliggeva quasi il 40% della popolazione? Che importa se finalmente
la salute e l'educazione sono garantite e gratuite per tutti i bambini
in tutti gli angoli del paese? Che importa se i lavoratori della terra
non sono più costretti a vagare per immensi latifondi in cerca
di un lavoro che dura giusto il tempo della raccolta della canna?
I ladroni, gli assassini, gli sfruttatori trovarono rifugio nella
casa della libertà: Miami. E da lì per 43 anni, del
tutto impuniti, organizzeranno attentati, sabotaggi, invasioni. Lì
vivono i torturatori dei giovani che si opponevano alla dittatura
di Batista, lì vivono i ladroni che si impossessarono delle
ricchezze di Cuba, rubandole al popolo. Lì si organizzano,
festeggiano, si preparano per tornare a rubare e ad uccidre. Pochi
ricordano che 10 anni fa avevano già preparato le valigie per
il ritorno…
43 anni sono passati da quel 1° gennaio e questi lacchè,
hanno cercato di far si che l'esercito degli Stati Uniti facesse quello
che loro non sono stati capaci e non saranno mai capaci di fare. Hanno
usato ogni mezzo per indebolire la Rivoluzione Cubana. Nei primi anni
organizzarono, con l'aiuto della CIA, invasioni, attacchi aerei, sabotaggi,
ma la risposta del popolo cubano li ha sempre respinti con forza.
La caduta del socialismo nei paesi dell'europa dell'Est e ancor più
la fine dell'Unione Sovietica, assieme alla inevitabile crisi economica
dovuta alla perdita di tutti i partner commerciali che pervase Cuba,
aveva riacceso le loro speranze. Pensavano che in pochi giorni o settimane,
inesorabilmente sarebbe caduta anche Cuba. Passati alcuni mesi, pensarono
che forse sarebbe stato necessario una 'spallata' visto che la cosa
non accadeva. Venne dunque inasprito il blocco economico contro Cuba
con la legge Torricelli. Come Maramaldo volevano uccidere l'avversario
in agonia. Ma quando la Rivoluzione è un popolo intero che
resiste, quando una rivoluzione è un Fidel que brilla en las
montañas, quando la rivoluzione è un Partito stretto
ed unito come un pugno, non è facile abbatterla. Allora sono
ricorsi all'ultima arma a loro disposizione: il terrorismo. E l'obiettivo
era il turismo, industria che già si era rivelata come risoluzione
dei problemi economici di Cuba, come motore per rilanciare tutta l'economia.
E allora bombe! Bombe negli hotel; bombe nei ristoranti, bombe nei
monumenti. Un morto. Un italiano, Fausto Di Celmo.
Le bombe erano bombe vere, plastico C4 di fabbricazione USA, luogo
di provenienza El Salvador; mandante: Fondazione Nazionale Cubano
Americana che ha sede a Miami, Florida (USA); esecutori diretti: mercenari
del Guatemala e Salvador. E' stato arrestato e condannato per tali
attentati, tra gli altri, anche il cognato del ministro degli Interni
del Salvador che ha dichiarato di non conoscerlo. Tutti rei confessi,
hanno ammesso che li mandava Luis Posada Carriles sotto falso nome.
Luis Posada Carriles è stato catturato a Panama su segnalazione
dei Servizi Segreti cubani: era a Panama per organizzare un attentato
contro Fidel Castro, presente a Panama per il Vertice dei paesi Iberoamericani.
Posada Carriles era ricercato anche dalle autorità venezuelane
per l'attentato del 6 ottobre 1976 a un aereo civile della Cubana
de Aviaciòn in cui morirono 73 persone. Arrestato assieme al
suo complice Orlando Bosch, fuggì con l'aiuto della CIA e della
Fondazione Cubano Americana e si rifugiò in Centro America
dove collaborò attivamente alla guerra sporca contro il Nicaragua;
insieme al suo capo Oliver North è coinvolto con l'Iran-Contras-Gate.
Il suo collega Orlando Bosch, cammina per le strade di Miami, dopo
che il papà dell'attuale Presidente degli Stati Uniti lo aveva
liberato, malgrado fosse stato dichiarato il più pericoloso
terrorista degli Stati Uniti.
Ma gli atti inimmaginabili contro Cuba non sono solo questi.
Contro Cuba, tutti sanno, è stato dichiarato e applicato strettamente,
spietatamente e in modo assoluto il blocco economico più lungo
e totale della storia moderna. Una legge degli Stati Uniti d'America
(la Helms-Burton del 1996) impedisce alle imprese non solo statunitensi
ma anche straniere di commerciare con Cuba. Questa stessa legge ha
stabilito che, non solo i dirigenti di ditte che commerciano con Cuba
sono soggetti a sanzioni, ma anche i loro familiari…
Secondo questa legge, il nuovo governo di Cuba sarà riconosciuto
solo se avrà i requisiti richiesti da Washington e se rispetterà
interamente le sue clausole.
Ma questo atteggiamento da parte degli Stati Uniti non è una
novità: già nel 1901 il congresso degli Stati Uniti
approvò un emendamento in cui si diceva che gli Stati Uniti
avevano il diritto di intervenire a Cuba per difendere gli interessi
(udite, udite) dei cittadini cubani! Ma non è tutto, obbligarono
la Costituente Cubana ad inserire questo emendamento come appendice
alla Costituzione.
I cubani sono gli unici emigranti al mondo che vengono accettati negli
Stati Uniti in qualsiasi modo arrivino alla terra promessa: dirottando
un aereo, rubando un motoscafo, usando un passaporto falso, perfino
uccidendo, come è capitato.
In compenso sono gli unici emigranti che non possono inviare liberamente
alle loro famiglie i loro risparmi.
Se una azienda commercia con Cuba, rischia di essere comprata da multinazionali
nordamericane, come è successo a ditte svedesi fornitrici di
apparecchiature mediche e a molte altre (ad esempio Costa Crociere,
San Pellegrino).
Per una semplice votazione alla commissione dei diritti umani dell'ONU
a Ginevra vengono inviati decine di funzionari il cui unico compito
è "convincere" le delegazioni dei paesi poveri a
votare contro Cuba. Gli argomenti per convincerli sono: non sarete
inclusi nel programma di aiuti all'Africa, vi mettiamo nella lista
dei paesi che non rispettano i diritti umani ecc… In questi casi sono
aiutati anche dalla Gran Bretagna, che nell'ultima sessione ha minacciato
di non dare assistenza nel programma contro l'AIDS ai paesi che non
avessero votato contro Cuba.
Ci sono voluti 7 mesi per rimandare a Cuba un bambino il cui unico
genitore, i cui nonni, genitori del padre e della madre volevano riavere,
il cui genitore non aveva dato il consenso perchè fosse portato
negli Stati Uniti, ma che un paio di prozii, alcuni cugini in seconda
e tutta la banda di mafiosi di Miami volevano rapire.
Tutto questo è incredibile, ma tra tutte le cose incredibili,
la più incredibile è che si sia dovuto arrivare a tre
processi per arrivare a una conclusione tanto ovvia. Però tra
gli atti del processo c'era, per provare che il bambino desiderava
rimanere negli Stati Uniti, la domanda che lui, (il bambino di 7 anni)
aveva fatto di asilio politico su un modulo scritto in inglese e firmato
ELIAN…
Al padre di Elian hanno offerto 2 milioni di dollari per restare col
bambino negli Stati Uniti. Cifra incredibile ma non sufficiente per
comprare la dignità di un cubano vero!
Qualche tempo fa un bambino cubano stava morendo per una malattia
rara e la cui medicina per tentare di salvarlo era prodotta solo negli
Stati Uniti, Cuba richiese questa medicina alla ditta produttrice,
che dopo alcuni giorni rispose burocraticamente che data la legge
tale, articolo tale le era impossibile accedere alla richiesta di
vendita. Il bambino è morto.
E veniamo ai giorni nostri.
Cinque cubani sono stati giudicati da un tribunale di Miami per cospirazione
contro la sicurezza degli Stati Uniti. In realtà questi cinque
sono agenti cubani che stavano controllando i controrivoluzionari
di Miami, per evitare, scoprendo in tempo i loro piani, attentati
terroristici contro il popolo cubano. Questi cinque e molti altri
che continuano questo lavoro, nell'anonimato e rischiando la vita,
hanno contribuito alla cattura a Cuba di molti terroristi ed hanno
perfino evitato l'attuazione di atti terroristici sul suolo degli
Stati Uniti.
In un processo farsa, dove i testimoni a discarico non sono nemmeno
stati presi in considerazione, (generali, ammiragli che hanno giurato
che questi 5 non spiavano segreti degli Stati Uniti) e dove gli accusatori
erano terroristi riconosciuti, i cinque sono stati condannati. Nel
dettaglio:
Gerardo Hernàndez Nordelo : 2 ergastoli e 15 anni
Ramòn Labañino Salazar : 1 ergastolo e 18 anni
René Gonzàlez Sehwerer : 15 anni
Fenando Gonzàlez Lort : 19 anni
Antonio Guerrero Rodrìguez : 1 ergastolo e 10 anni e 8 mesi
In un momento in cui il governo degli Stati Uniti sta chiamando il
mondo intero alla collaborazione per sradicare il terrorismo, ci rendiamo
conto dell'ipocrisia che impera in questa nazione. Queste condanne
tanto sproporzionate, non fanno altro che incoraggiare i veri terroristi
a continuare nel loro sporco lavoro.
E a proposito degli atti terroristici dell'11 settembre, è
giusto far rilevare che dei 19 terroristi coinvolti negli attacchi
aerei, ben 13 vivevano, si addestravano e cospiravano nello stato
della Florida. Ma la Cia, l'FBI dov'erano? Che facevano? Erano troppo
occupati da una parte a perseguire gli agenti cubani, di cui sanno
bene che l'unico interesse che hanno è quello di controllare
la mafia terrorista e non attentare alla sicurezza degli Stati Uniti
e dall'altra a ingraziarsi i mafiosi, come il responsabile FBI del
sud della Florida Hector Pesquera, il quale non perde occasione per
apparire nei programmi radiofonici dei terroristi.
Per la grande dignità, forza morale e capacità di trasformarsi
da accusati in accusatori che hanno dimostrato con le loro dichiarazioni
al tribunale di Miami, i cinque sono stati insigniti dell'Ordine di
Eroi della Repubblica di Cuba in seduta straordinaria del Parlamento
Cubano, e il 2002 è stato dichiarato l'"Anno degli Eroi
prigionieri dell'impero".