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Storia e Personalità - Storia: Approfondimenti
Indice approf. |Rivoluzione 1868 | Occupazione yanqui | Inizio XX sec. | La Costituzione del 1940|
|Cronologia della Rivoluzione | 1° Gennaio 2002 | La spedizione del Granma | La Marcha de las Antorchas|

1° Gennaio 2002 - 43° Anniversario della Rivoluzione

Quarantatre anni compie la Rivoluzione Cubana; quarantatre e non ne è passato uno senza che, in un modo o nell'altro, non siano stati compiuti atti inimmaginabili contro di essa.
Inimmaginabili per noi che viviamo tanto lontano e che, malgrado nella storia siamo stati invasi, occupati, divisi in staterelli e dominati da potenze straniere, ormai da 150 anni non consciamo la minaccia di una potenza straniera che vuole annetterci e dominarci. D'altra parte una grande potenza ci domina, ma con mezzi più sottili. Nell'Europa intravediamo la speranza di affrancarci da una tutela così ingombrante ma abbiamo un governo che certamente vedrebbe più di buon occhio l'integrazione con gli States.
Anche nella storia di Cuba, c'è stato un presidente che si proclamava "primo operaio di Cuba", fece costruire strade, ponti, fognature, acquedotti e soprattutto arricchì a dismisura le sue tasche e quelle dei suoi amici. Tra le grandi opere pubbliche, dovette ampliare i cimiteri, tanti furono gli assassinii che perpetrò per liberarsi di coloro che gli si opponevano. Si chiamava Gerardo Machado, erano glia anni '30. Molta gente credette in lui ma alla fine tutto il popolo gli si rivoltò contro e perfino i suoi protettori del Nord lo abbandonarono. Dopo di lui vennero altri presidenti, altre promesse. Tutti pensavano al proprio portafoglio, tutti obbedivano allo stesso padrone. E quando si intravedeva una vittoria elettorale di un partito perlomeno non prostrato davanti ai poteri economici ed imperialisti, venivano appositamente fomentati disordini e violenze per indurre la gente ad accogliere perfino con sollievo l'ordine imposto dall'uomo forte. Ma, durò poco: ordine significava morte, fame, disuguaglianza e asservimento al "vicino del Nord".
Proprio 43 anni fa, in una notte di festa, con i botti delle bottiglie di spumante come sottofondo, l'ultimo di questi servi sanguinari, Fulgencio Batista, prendeva un aereo, e con i suoi amici più fedeli e tutti i soldi rubati al popolo cubano si dirigeva su un'altra isola bistrattata dei caraibi, dove regnava un suo collega di sangue, ruberie e vassallaggio, Trujillo, dittatore di Santo Domingo.
Con questi personaggi e con altri della povera Nuestra America, Somoza, Duvallier e via assassinando, rubando e inchinandosi, il grande Vicino del Nord aveva buoni rapporti; più ammazzavano, più rubavano e immiserivano le loro genti, e più erano fedeli alleati nella "lotta contro il comunismo".
A Cuba, il primo giorno dell'anno 1959, avvenne qualcosa che non era mai avvenuto: si instaurò un governo senza chiedere il permesso al potente vicino.
Questo era inammissibile…ma non era un grande problema, con un po' di minacce e con un po' di soldi si poteva risolvere tutto. In fin dei conti, non erano che dei poveracci latinoamericani, ladroni e servi, era solo questione di prezzo…
Ma stavolta si sbagliavano, a ogni minaccia si rispondeva con forza, a ogni offerta di corruzione si rispondeva con dignità. Il governo di Cuba non era fatto di sergentucoli golpisti o di politicanti arraffoni. Il governo di Cuba era costituito dai successori dei generali dell'indipendenza: Carlos Manuel de Céspedes, che il primo giorno dell'insurrezione, il 10 ottobre del 1868, proclamò l'abolizione della schiavitù, e che alla proposta dei colonialisti spagnoli di scendere a patti in cambio della vita di suo figlio caduto prigioniero, rispose che era responsabile di tutti i cubani, che tutti erano suoi figli; Antonio Maceo che sul suo corpo aveva il ricordo di 20 ferite in combattimento e che morì per l'indipendenza, come suo padre e una decina di fratelli; Ignacio Agramonte, leggendario Mayor dell'Ejercito Libertador, che rischiò la vita per riscattare Sanguily caduto prigioniero del nemico e che morirà al comando della sua cavalleria; Calixto Garcìa, la cui madre non credeva fosse caduto prigioniero degli spagnoli e che, quando le riferirono che prima di essere catturato si era sparato in fronte l'ultimo colpo, disse:"…quello sì è mio figlio."; José Martí, il piccolo Gigante che scrisse pagine indimenticabili di poesia e di amore, ma che preparò con eguale forza la lotta indipendentista e l'unità di tutti i cubani; lui poeta, scrittore, giornalista, precursore delle idee e degli ideali del secolo che ancora doveva venire, morì in battaglia; lui che aveva vissuto nel mostro e ne conosceva le viscere sapeva bene quello che diceva. Lui, che impugnò la fionda di Davide e che non temeva Golia.
Quel 1° gennaio del 1959 assieme ai ribelli della Sierra Maestra, scesero nelle pianure ed entrarono nelle città i martiri dei Batista e dei Machado: Mella, Lòpez, Guiteras, Trejo, Jesùs Menéndez abbracciati a Abel e Juan Mauel e a tutti i caduti del Moncada, del Granma, della Sierra e della clandestinità.
Si apriva quel 1° gennaio un avvenire di libertà, di giustizia e di eguaglianza. Un avvenire di dignità e di diritti umani. Un popolo intero si appropriò del suo destino. Ed è questo che i grandi difensori della "libertà" e dei "diritti umani" non ammettono.
Che importa se un popolo in un anno riesce a vincere la piaga dell'analfabetismo che affliggeva quasi il 40% della popolazione? Che importa se finalmente la salute e l'educazione sono garantite e gratuite per tutti i bambini in tutti gli angoli del paese? Che importa se i lavoratori della terra non sono più costretti a vagare per immensi latifondi in cerca di un lavoro che dura giusto il tempo della raccolta della canna?
I ladroni, gli assassini, gli sfruttatori trovarono rifugio nella casa della libertà: Miami. E da lì per 43 anni, del tutto impuniti, organizzeranno attentati, sabotaggi, invasioni. Lì vivono i torturatori dei giovani che si opponevano alla dittatura di Batista, lì vivono i ladroni che si impossessarono delle ricchezze di Cuba, rubandole al popolo. Lì si organizzano, festeggiano, si preparano per tornare a rubare e ad uccidre. Pochi ricordano che 10 anni fa avevano già preparato le valigie per il ritorno…
43 anni sono passati da quel 1° gennaio e questi lacchè, hanno cercato di far si che l'esercito degli Stati Uniti facesse quello che loro non sono stati capaci e non saranno mai capaci di fare. Hanno usato ogni mezzo per indebolire la Rivoluzione Cubana. Nei primi anni organizzarono, con l'aiuto della CIA, invasioni, attacchi aerei, sabotaggi, ma la risposta del popolo cubano li ha sempre respinti con forza. La caduta del socialismo nei paesi dell'europa dell'Est e ancor più la fine dell'Unione Sovietica, assieme alla inevitabile crisi economica dovuta alla perdita di tutti i partner commerciali che pervase Cuba, aveva riacceso le loro speranze. Pensavano che in pochi giorni o settimane, inesorabilmente sarebbe caduta anche Cuba. Passati alcuni mesi, pensarono che forse sarebbe stato necessario una 'spallata' visto che la cosa non accadeva. Venne dunque inasprito il blocco economico contro Cuba con la legge Torricelli. Come Maramaldo volevano uccidere l'avversario in agonia. Ma quando la Rivoluzione è un popolo intero che resiste, quando una rivoluzione è un Fidel que brilla en las montañas, quando la rivoluzione è un Partito stretto ed unito come un pugno, non è facile abbatterla. Allora sono ricorsi all'ultima arma a loro disposizione: il terrorismo. E l'obiettivo era il turismo, industria che già si era rivelata come risoluzione dei problemi economici di Cuba, come motore per rilanciare tutta l'economia. E allora bombe! Bombe negli hotel; bombe nei ristoranti, bombe nei monumenti. Un morto. Un italiano, Fausto Di Celmo.
Le bombe erano bombe vere, plastico C4 di fabbricazione USA, luogo di provenienza El Salvador; mandante: Fondazione Nazionale Cubano Americana che ha sede a Miami, Florida (USA); esecutori diretti: mercenari del Guatemala e Salvador. E' stato arrestato e condannato per tali attentati, tra gli altri, anche il cognato del ministro degli Interni del Salvador che ha dichiarato di non conoscerlo. Tutti rei confessi, hanno ammesso che li mandava Luis Posada Carriles sotto falso nome. Luis Posada Carriles è stato catturato a Panama su segnalazione dei Servizi Segreti cubani: era a Panama per organizzare un attentato contro Fidel Castro, presente a Panama per il Vertice dei paesi Iberoamericani.
Posada Carriles era ricercato anche dalle autorità venezuelane per l'attentato del 6 ottobre 1976 a un aereo civile della Cubana de Aviaciòn in cui morirono 73 persone. Arrestato assieme al suo complice Orlando Bosch, fuggì con l'aiuto della CIA e della Fondazione Cubano Americana e si rifugiò in Centro America dove collaborò attivamente alla guerra sporca contro il Nicaragua; insieme al suo capo Oliver North è coinvolto con l'Iran-Contras-Gate.
Il suo collega Orlando Bosch, cammina per le strade di Miami, dopo che il papà dell'attuale Presidente degli Stati Uniti lo aveva liberato, malgrado fosse stato dichiarato il più pericoloso terrorista degli Stati Uniti.
Ma gli atti inimmaginabili contro Cuba non sono solo questi.
Contro Cuba, tutti sanno, è stato dichiarato e applicato strettamente, spietatamente e in modo assoluto il blocco economico più lungo e totale della storia moderna. Una legge degli Stati Uniti d'America (la Helms-Burton del 1996) impedisce alle imprese non solo statunitensi ma anche straniere di commerciare con Cuba. Questa stessa legge ha stabilito che, non solo i dirigenti di ditte che commerciano con Cuba sono soggetti a sanzioni, ma anche i loro familiari…
Secondo questa legge, il nuovo governo di Cuba sarà riconosciuto solo se avrà i requisiti richiesti da Washington e se rispetterà interamente le sue clausole.
Ma questo atteggiamento da parte degli Stati Uniti non è una novità: già nel 1901 il congresso degli Stati Uniti approvò un emendamento in cui si diceva che gli Stati Uniti avevano il diritto di intervenire a Cuba per difendere gli interessi (udite, udite) dei cittadini cubani! Ma non è tutto, obbligarono la Costituente Cubana ad inserire questo emendamento come appendice alla Costituzione.
I cubani sono gli unici emigranti al mondo che vengono accettati negli Stati Uniti in qualsiasi modo arrivino alla terra promessa: dirottando un aereo, rubando un motoscafo, usando un passaporto falso, perfino uccidendo, come è capitato.
In compenso sono gli unici emigranti che non possono inviare liberamente alle loro famiglie i loro risparmi.
Se una azienda commercia con Cuba, rischia di essere comprata da multinazionali nordamericane, come è successo a ditte svedesi fornitrici di apparecchiature mediche e a molte altre (ad esempio Costa Crociere, San Pellegrino).
Per una semplice votazione alla commissione dei diritti umani dell'ONU a Ginevra vengono inviati decine di funzionari il cui unico compito è "convincere" le delegazioni dei paesi poveri a votare contro Cuba. Gli argomenti per convincerli sono: non sarete inclusi nel programma di aiuti all'Africa, vi mettiamo nella lista dei paesi che non rispettano i diritti umani ecc… In questi casi sono aiutati anche dalla Gran Bretagna, che nell'ultima sessione ha minacciato di non dare assistenza nel programma contro l'AIDS ai paesi che non avessero votato contro Cuba.
Ci sono voluti 7 mesi per rimandare a Cuba un bambino il cui unico genitore, i cui nonni, genitori del padre e della madre volevano riavere, il cui genitore non aveva dato il consenso perchè fosse portato negli Stati Uniti, ma che un paio di prozii, alcuni cugini in seconda e tutta la banda di mafiosi di Miami volevano rapire.
Tutto questo è incredibile, ma tra tutte le cose incredibili, la più incredibile è che si sia dovuto arrivare a tre processi per arrivare a una conclusione tanto ovvia. Però tra gli atti del processo c'era, per provare che il bambino desiderava rimanere negli Stati Uniti, la domanda che lui, (il bambino di 7 anni) aveva fatto di asilio politico su un modulo scritto in inglese e firmato ELIAN
Al padre di Elian hanno offerto 2 milioni di dollari per restare col bambino negli Stati Uniti. Cifra incredibile ma non sufficiente per comprare la dignità di un cubano vero!
Qualche tempo fa un bambino cubano stava morendo per una malattia rara e la cui medicina per tentare di salvarlo era prodotta solo negli Stati Uniti, Cuba richiese questa medicina alla ditta produttrice, che dopo alcuni giorni rispose burocraticamente che data la legge tale, articolo tale le era impossibile accedere alla richiesta di vendita. Il bambino è morto.

E veniamo ai giorni nostri.
Cinque cubani sono stati giudicati da un tribunale di Miami per cospirazione contro la sicurezza degli Stati Uniti. In realtà questi cinque sono agenti cubani che stavano controllando i controrivoluzionari di Miami, per evitare, scoprendo in tempo i loro piani, attentati terroristici contro il popolo cubano. Questi cinque e molti altri che continuano questo lavoro, nell'anonimato e rischiando la vita, hanno contribuito alla cattura a Cuba di molti terroristi ed hanno perfino evitato l'attuazione di atti terroristici sul suolo degli Stati Uniti.
In un processo farsa, dove i testimoni a discarico non sono nemmeno stati presi in considerazione, (generali, ammiragli che hanno giurato che questi 5 non spiavano segreti degli Stati Uniti) e dove gli accusatori erano terroristi riconosciuti, i cinque sono stati condannati. Nel dettaglio:

Gerardo Hernàndez Nordelo : 2 ergastoli e 15 anni
Ramòn Labañino Salazar : 1 ergastolo e 18 anni
René Gonzàlez Sehwerer : 15 anni
Fenando Gonzàlez Lort : 19 anni
Antonio Guerrero Rodrìguez : 1 ergastolo e 10 anni e 8 mesi

In un momento in cui il governo degli Stati Uniti sta chiamando il mondo intero alla collaborazione per sradicare il terrorismo, ci rendiamo conto dell'ipocrisia che impera in questa nazione. Queste condanne tanto sproporzionate, non fanno altro che incoraggiare i veri terroristi a continuare nel loro sporco lavoro.
E a proposito degli atti terroristici dell'11 settembre, è giusto far rilevare che dei 19 terroristi coinvolti negli attacchi aerei, ben 13 vivevano, si addestravano e cospiravano nello stato della Florida. Ma la Cia, l'FBI dov'erano? Che facevano? Erano troppo occupati da una parte a perseguire gli agenti cubani, di cui sanno bene che l'unico interesse che hanno è quello di controllare la mafia terrorista e non attentare alla sicurezza degli Stati Uniti e dall'altra a ingraziarsi i mafiosi, come il responsabile FBI del sud della Florida Hector Pesquera, il quale non perde occasione per apparire nei programmi radiofonici dei terroristi.
Per la grande dignità, forza morale e capacità di trasformarsi da accusati in accusatori che hanno dimostrato con le loro dichiarazioni al tribunale di Miami, i cinque sono stati insigniti dell'Ordine di Eroi della Repubblica di Cuba in seduta straordinaria del Parlamento Cubano, e il 2002 è stato dichiarato l'"Anno degli Eroi prigionieri dell'impero".