Prima della conquista e della colonizzazione di Cuba
la popolazione indigena non aveva avuto uni sviluppo simile alle altre
culture precolombiane come i Maya, gli Aztechi o gli Incas.
I più avanzati, i Tainos, si dedicavano
alla agricoltura e alla pesca e costruivano vasi; avevano un proprio
credo religioso rudimentale non ancora sufficientemente studiato. La
mitologia taina era basata fondamentalmente sul sole, la luna,
il sesso femminile e il "diluvio". Le loro credenze religiose
erano elementari ed erano un misto di animismo e shamanismo.
Si pensa che la mitologia indigena fosse costituita
da una quindicina di dei e da più di venti semidei: Atabex, dea
madre dell’Essere Supremo e della fertilità; Boynay, dio
della pioggia; Maidabò, dio della siccità; Taiguabò:
lo spirito dell’acqua; Baibrama o Mabuya: dio maligno; i semidei
erano delle specie di intermediari con gli dei come Opìa.
I behìques, sacerdoti o stregoni, avevano
il potere di conversare coi morti e prevedere il futuro. Per comunicare
con i morti avvenivano cerimonie religiose chiamate cojoba;
Queste consistevano nell’assorbire polvere di tabacco attraverso
un tubo a forma di "Y", così come altri estratti o
tisane di erbe dopo un digiuno che poteva durare giorni e perfino settimane.
Per primo lo praticava il cacique o capo tribù,
poi via via tutti i presenti. Quando infine tutti erano ubriachi o in
estasi, il behìque rispondeva alle domande sul passato,
il presente e il futuro, sulle malattie, sulle nascite dei figli.
I Tainos avevano anche il culto degli avi. Credevano che i
morti, dopo aver acquisito questo “stato speciale”, ritornavano
al mondo come spiriti e aiutavano o maledicevano i familiari vivi.
Nessuna delle popolazioni precolombiane a Cuba costruì edifici
sacri, tuttavia i Tainos praticavano cerimonie festive e religiose che
chiamavano areitos.
Le credenze e i riti dei Tainos furono assimilate
anche dai Siboney, una comunità indigena
ancora più antica e meno sviluppata.
La Villa de San Cristóbal de La Habana (l’attuale
La Habana) venne fondata
nel territorio del cacique Habaguanex. I trecentomila indigeni
che abitavano l'isola prima della conquista furono praticamente sterminati,
si dice che i sopravvissuti furono quattromila. La loro presenza si
riconosce ancora in alcuni cibi come l’ajiaco
(una zuppa di carne, tuberi e vegetali) e il casabe
(una specie di torta di yucca). Della lingua sopravvivono molte denominazioni
di luoghi come la stessa Habana, Guanabo, Guanabocoa e molti altri.
Dei loro discendenti, mischiati ad altre etnie e culture, resta ben
poco, alcuni cubani presentano tratti somatici propri degli indigeni.
All’Avana si possono vedere pezzi della cultura
precolombiana al Museo Montané in Calle San
Lázaro y L, al Vedado.