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La religione degli indigeni precolombiani
Indice
Religione

| pre-colombo | cattolicesimo | religioni afro-cubane 1 - 2 | cinesi | protestanti |
Luoghi all'Avana: cattolici | afro-cubani | cinesi | protestanti |
Bibliografia

Prima della conquista e della colonizzazione di Cuba la popolazione indigena non aveva avuto uni sviluppo simile alle altre culture precolombiane come i Maya, gli Aztechi o gli Incas.
I più avanzati, i Tainos, si dedicavano alla agricoltura e alla pesca e costruivano vasi; avevano un proprio credo religioso rudimentale non ancora sufficientemente studiato. La mitologia taina era basata fondamentalmente sul sole, la luna, il sesso femminile e il "diluvio". Le loro credenze religiose erano elementari ed erano un misto di animismo e shamanismo.

Si pensa che la mitologia indigena fosse costituita da una quindicina di dei e da più di venti semidei: Atabex, dea madre dell’Essere Supremo e della fertilità; Boynay, dio della pioggia; Maidabò, dio della siccità; Taiguabò: lo spirito dell’acqua; Baibrama o Mabuya: dio maligno; i semidei erano delle specie di intermediari con gli dei come Opìa.
I behìques, sacerdoti o stregoni, avevano il potere di conversare coi morti e prevedere il futuro. Per comunicare con i morti avvenivano cerimonie religiose chiamate cojoba; Queste consistevano nell’assorbire polvere di tabacco attraverso un tubo a forma di "Y", così come altri estratti o tisane di erbe dopo un digiuno che poteva durare giorni e perfino settimane. Per primo lo praticava il cacique o capo tribù, poi via via tutti i presenti. Quando infine tutti erano ubriachi o in estasi, il behìque rispondeva alle domande sul passato, il presente e il futuro, sulle malattie, sulle nascite dei figli.
I Tainos avevano anche il culto degli avi. Credevano che i morti, dopo aver acquisito questo “stato speciale”, ritornavano al mondo come spiriti e aiutavano o maledicevano i familiari vivi.
Nessuna delle popolazioni precolombiane a Cuba costruì edifici sacri, tuttavia i Tainos praticavano cerimonie festive e religiose che chiamavano areitos.

Le credenze e i riti dei Tainos furono assimilate anche dai Siboney, una comunità indigena ancora più antica e meno sviluppata.
La Villa de San Cristóbal de La Habana (l’attuale La Habana) venne fondata nel territorio del cacique Habaguanex. I trecentomila indigeni che abitavano l'isola prima della conquista furono praticamente sterminati, si dice che i sopravvissuti furono quattromila. La loro presenza si riconosce ancora in alcuni cibi come l’ajiaco (una zuppa di carne, tuberi e vegetali) e il casabe (una specie di torta di yucca). Della lingua sopravvivono molte denominazioni di luoghi come la stessa Habana, Guanabo, Guanabocoa e molti altri. Dei loro discendenti, mischiati ad altre etnie e culture, resta ben poco, alcuni cubani presentano tratti somatici propri degli indigeni.

All’Avana si possono vedere pezzi della cultura precolombiana al Museo Montané in Calle San Lázaro y L, al Vedado.