| Rubén Martínez
Villena (1899-1933)
Nasce ad Alqízar il 20 dicembre 1899. A 20 anni
comincia a lavorare come dattilografo ausiliare nello studio di Fernando
Ortiz, poco tempo dopo diventa il suo segretario particolare. Nel 1920,
frequenta il Café Martí dove si riunisce con un gruppo
di giovani scrittori e poeti. Nel 1922 si laurea in Diritto Civile e
Pubblico.
Il 18 marzo del '23 è il suo battesimo politico, in una delle
solite azioni corrotte, il governo Zayas compra un convento a un prezzo
esorbitante e Villena protesta vivacemente davanti allo stesso Segretario
che aveva firmato il decreto, in una riunione presieduta da questi.
Al suo fianco ci sono altri giovani intellettuali, che redigono poi
insieme a lui un manifesto che prese il nome " la protesta de los
trece(tredici)" dal numero dei firmatari. Fonda con gli stessi tredici
e un nucleo di scrittori e amici la Falange de Acciòn Cubana.
Il movimento si organizza e viene istituita l'Associazione Cubana dei
Veterani e Patrioti, Villena farà parte del suo Consiglio Supremo. Invitato
da Julio Antonio Mella comincia
a frequentare il movimento degli studenti. Con l'ascesa al potere di
Gerardo Machado, l'Università Popolare e la Lega Antimperialista
iniziano una campagna di denuncia contro il governo. Villena difende
Mella nel processo a suo carico per la falsa accusa di aver fatto esplodere
dei petardi in un cinema. In seguito allo sciopero della fame di Mella
egli si reca, insieme ad altri avvocati, al palazzo presidenziale per
cercare di risolvere il problema; lì si incontra con lo stesso
Machado, il quale però ha solo parole di disprezzo per il leader
studentesco imprigionato. Villena si rivolge dunque al presidente dicendogli:
-"Lei chiama Mella comunista come un insulto, e lei non sa cos'è
essere comunista. Lei non debe parlare di ciò che non sa!"-
al che Machado risponde:- "Lei ha ragione, giovane, io non so cos'è
il comunismo, nè anarchismo, nè socialismo. Per me tutte
queste cose sono uguali. Tutti sono cattivi patrioti. Lei ha ragione.
Però a me nessuno può mettere i bastoni tra le ruote,
nè gli studenti, nè gli operai, nè i veterani,
nè i patrioti. Nè Mella. Io lo uccido, lo uccido..."
ma Villena non lo lascia concludere ed esclama:- "Povera America,
che sta sottomessa a questi barbari. Perchè questo non è
che un barbaro, un animale sevaggio, una bestia. Un asino, un asino
con artigli!" Da quel momento in avanti il popolo così chiamerà
Machado: "Asino con garras".
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Mella viene rilasciato per la pressione popolare,
ma le persecuzioni si intensificano. Villena entra a far parte del Partito
Comunista ed esercita come avvocato in difesa dei perseguitati. Il
20 marzo del 1930, nonostante Machado abbia dichiarato che non avrebbe
tollerato neanche un quarto d'ora di sciopero, viene proclamato uno
sciopero di una giornata che passerà alla storia di Cuba. Villena,
in quanto membro del Comitato Centrale del Partito Comunista che ha
organizzato lo sciopero, viene condannato a morte (non da un tribunale,
ma da Machado in persona). Costretto all'esilio, si trasferisce provvisoriamente
a New York.
Villena è però da tempo malato e, in seguito ad una grave
crisi, il Partito decide di mandarlo in Unione Sovietica, in un sanatorio
del Caucaso. Nel gennaio del '31, sembra miracolosamente rimettersi
e si trasferisce a Mosca dove riprende la sua attività questa
volta nella Sezione Latinoamericana del Comintern. Tuttavia, la sua
voglia di tornare in patria a combattere non si piega alla gravità
del suo stato di salute:-"So che non posso guarire e voglio dare
le mie ultime energie alla classe operaia e al Partito Comunista".
Riappare all'Avana il 19 maggio del 1933, in piena lotta rivoluzionaria.
Scoppia lo sciopero d'agosto e Villena dalla sua stanzetta, perseguitato
dagli sbirri di Machado e dalle bande armate dell'ABC (partito dell'estrema
destra), ne è il principale dirigente ed eroe. Rubén ha
ancora le energie per organizzare il Quarto Congresso Operaio di Unità
Sindacale e, ormai senza speranza di uscirne vivo, entra in ospedale
da dove continua a dirigere e a contribuire al congresso. Poco tempo
dopo si spegne repentinamente "como una llama al viento...". |
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