JULIO DÍAZ GONZÁLEZ

Julio Diaz Gonzalez (1929-1957)

Nato a Pijirigua, municipio di Artemisa, il 23 maggio 1929 da Lorenzo Dìaz Linares e marìa Gonzàlez Sànchez.
Terzo figlio di una famiglia umile, iniziò a lavorare a 14 anni in un ferramenta. Di sera studiava stenografia e dattilografia e, per corrispondenza, inglese e navigazione. Entrò a far parte della Gioventù Cattolica e della Società Luz y Caballero.
Dopo la scuola, di notte, partecipava alle riunioni della Società dove si discuteva delle tematiche politiche nazionali e si appoggiavano le idee di Eduardo Chibàs.
Quando Batista provocò il colpo di stato, il 10 marzo 1953, Julio era già in contatto con i suoi amici Ciro Redondo, José Suàrez, Ramiro Valdés e José Ponce; questi poi saranno tra i principali protagonisti della "Generaciòn del Centenario" (fu chiamata così la generazione di giovani che con Fidel iniziarono a lottare contro la tirannia proprio in occasione del centenario della nascita di José Martì).
Già dal 12 agosto 1952, primo anniversario della morte di Chibàs, il gruppo di giovani di Artemisa, in contatto con Fidel Castro, aveva iniziato la pratica di tiro per prepararsi alla lotta armata. Julio venne designato capo di una cellula d'azione.
Il 26 luglio 1953, partecipò all'assalto alla caserma Moncada di Santiago de Cuba. Dopo l'attacco si nascose in montagna assieme a Marcos Martì e Ciro Redondo.

 

Separatosi dai suoi compagni si nascose, aiutato da una famiglia amica, in una grotta; ma venne trovato ed arrestato per la delazione di un vicino. Nel processo agli assaltanti fu condannato a 10 anni di carcere.
Nel maggio del '55 uscì di prigione per l'amnistia che Batista fu costretto a concedere per le grandi proteste popolari.
Nel 1956, in gennaio, venne arrestato di nuovo e picchiato duramente. Ancora una volta fu liberato per le proteste degli studenti di Artemisa.
Riuscì a lasciare il paese alla volta del Messico per un errore dell'iscrizione all'anagrafe che lo dava come Santiago Dìaz invece di Julio. Nella capitale messicana visse per molto tempo in casa di Marìa Antonia Gonzàlez ("me recuerdo en esta hora de cuando te conocì en casa de Marìa Antonia" scrisse il "Che" guevara a Fidel nella sua lettera di addio) .
Il suo compito nell'organizzazione consisteva nell'accaparramento di armi e del loro trasferimento - assieme agli uomini- al porto di Tuxpan da dove sarebbe partita la spedizione.
Il 2 dicembre del'56 sbarcò assieme ai suoi 81 compagni in territorio cubano; aveva il grado di tenente ed era a  capo di una squadra di 7 combattenti, facente parte del plotone dell'allora capitano Raùl Castro Ruz.
Dopo il disastro di Alegrìa de Pìo del 5 dicembre, si separò dai suoi compagni e rimase solo con Luis Crespo. Riuscì poi a ricongiungersi con quello che era rimasto della spedizione il 25.
Partecipò ai combattimenti della "Plata" il 17 gennaio e del "Llano del Infierno" il 22, al comando della sua squadra di cui facevano parte: Camilo Cienfuegos, Reinaldo Benìtez e Calixto Morales.
Il 28 maggio morì eroicamente nell'attacco alla caserma di Uvero, colpito da una pallottola alla testa.