SERGIO GONZALEZ LOPEZ (EL CURITA)

Sergio Gonzalez Lopez (1922 - 1958)

Nato a Aguada de Pasajeros (Las Villas), il 29 ottobre 1922. A 12 anni entra in seminario a Santiago de Cuba con il proposito di farsi prete (cura in spagnolo, da qui il suo soprannome Curita, pretino). A 21 anni, però, abbandona il seminario e va a lavorare in una tipografia di proprietà della sorella. L'anno seguente trova un impiego nell'impresa nordamericana Havana Railway Co.
Si guadagna il rispetto dei suoi compagni di lavoro e viene eletto segretario generale del sindacato tranviario; nonostante ciò, per opera dei sindacalisti legati ai padroni, viene deposto e addirittura licenziato. In quei tempi nei sindacati cubani vi erano molti malavitosi infiltrati e appoggiati dai padroni e dai politici.
Dopo il colpo di stato del 10 marzo 1952, "el Curita" partecipa a tutti i movimenti contro la dittatura.
Nel 1953 rientra alla Compagnia Autobuses Modernos e nello stesso tempo gestisce la tipografia della sorella.
Dopo l'assalto alla caserma Moncada, la tipografia diventa un centro rivoluzionario. In questa tipografia viene stampata l'autodifesa di Fidel Castro al processo per l'assalto al Moncada ("La historia me absolverà"); vengono anche stampati tutti i volantini , bollettini e manifesti del movimento 26 Luglio.

Il 30 novembre del 56, dopo la rivolta di Santiago che doveva impegnare le forze della dittatura mentre era in atto lo sbarco del Granma, Sergio passa alla clandestinità.
Dopo l'assalto al Palazzo Presidenziale del 13 marzo 1957, compiuto dalla organizzazioneDirectorio Revolucionario, i seguaci di Batista organizzano una festa di ringraziamento per lo scampato pericolo del loro capo: Sergio, venuto a conoscenza del fatto, organizza con un gruppo di compagni una serie di esplosioni negli hotel nelle vicinanze del Palazzo per terrorizzare il dittatore.
Ricercato affannosamente dalla polizia di Batista, un giorno "el Curita" viene arrestato per strada: è il capo di Azione e sabotaggio del Movimento 26 Luglio dell'Avana, da lui dipendono le vite di molti compagni ma, nonostante le sevizie non fa nessun nome.
Viene processato e condotto alle carceri del "Castillo del Principe". Qui partecipa allo sciopero della fame che i detenuti stanno attuando in solidarietà con i detenuti dell'Isola dei Pini che chiedono la destituzione del sanguinario capo della prigione, Ugalde Carrillo. Lo sciopero dura 17 giorni e alla fine Batista cede e sostituisce Ugalde.
Il 22 ottobre riesce a fuggire  dal carcere con altri 11 compagni.
Libero, "el Curita" ritorna alla lotta clandestina con il nome di "Victor".
Siccome la sua vita è in pericolo, i suoi compagni pensano di trasferirlo sulla Sierra, ma egli si oppone a questa soluzione perchè ritiene necessaria l'agitazione nelle strade cittadine.

 

Il 18 marso del'58 uscito dal luogo dove stava nascosto nel quartiere della "Vibora", si reca in una casa nel Vedado. Quella casa però è presidiata dagli sbirri diretti da Esteban ventura Novo che lo arrestano. Condotto all'Ufficio di Investigazioni, viene barbaramente torturato. Quello stesso giorno, assieme ai suoi compagni Bernardino Garcìa Santos e Juan Borrel verso le dieci della sera viene portato fuori dalla casema. Il giorno dopo il suo cadavere, assieme a quello dei suoi compagni di lotta, viene trovato in una strada solitaria del quartiere di Haltahabana.