| Camilo
Cienfuegos Gorriarán (1932 - 1959)
Nasce all'Avana, nel quartire Jesùs del Monte, il 6 febbraio
1932.
Nel 1939, i genitori si trasferiscono nel quartiere Lawton che sarà
lo scenario della sua infanzia e gioventù. Studia fino al 5°
grado nella scuola n° 105 "F. Alpìzar". A scuola
e a casa, inizia a conoscere la storia della patria la lotta in corso
in Spagna, paese di origine dei genitori che seguono attentamente
le vicende della guerra civile. La vita di Camilo trascorre come quella
di qualsiasi ragazzo del popolo, ha amici nel quartiere e nella scuola,
e si rende popolare e amato tra loro per il suo carattere gioviale
e per la sua generosità. Dopo la scuola secondaria entra alla
Scuola Annessa di San Alejandro, dove studia scultura per un anno,
e allo stesso tempo inizia a lavorare come apprendista nel negozio
"El Arte".
Nel 1953 emigra negli Stati Uniti, nauseato dalla dittatura, in cerca
di una vita migliore. Ben presto però, deluso dalle condizioni
di sfruttamento in cui si sviluppa la vita degli umili e dei lavoratori
negli USA, decide ritornare. Camilo si sente attratto dalla ribellione
della gioventù che combatteva quotidianamente contro gli sbirri
di Batista. Comincia a prendere parte alle manifestazioni, specialmente
nell'Università. Il 7 dicembre del '55, rimane ferito a un
piede da un colpo di arma da fuoco. Nel dicembre dello stesso anno,
schedato dai corpi repressivi, senza lavoro ed amareggiato dalle divisioni
tra gli oppositori al regime, scappa ancora una volta negli Stati
Uniti.
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Camilo e il "Che"
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| A
New York legge alcune dichiarazioni fatte da Fidel Castro
in Messico (dove era esiliato), che sostenevano la necessità
della lotta armata per liberare il paese dalla tirannia di Batista.
Decide dunque di trasferirsi in Messico. Con i pochi soldi che ha,
inizia la traversata verso il sud. Una volta giunto in Messico, riesce
a contattare Fidel ed entra a far parte del gruppo che prenderà
parte alla spedizione del "Granma". Dal Messico scrive a
un amico -"Quelli che lottano, non importa dove, sono nostri
fratelli". Il 2 dicembre 1956, sbarca con i suoi 81 compagni
in territorio cubano. Il giorno 5, sotto l'assedio dell'aviazione
dell'esercito regolare, arrivano al luogo conosciuto come "Alegrìa
de Pìo" dove, dopo intensi combattimenti, sono costretti
a disperdersi. Verso metà dicembre, un numero seppur piccolo
di spedizionari riesce a ricomporsi attorno a Fidel, e si dirige risolutamente
sulla Sierra Maestra, dove riprendono i combattimenti. Camilo si distingue
nei combattimenti de "La Plata" e "Palma Mocha".
Già nel combattimento dell'"Uvero" nel maggio 57,
è responsabile di plotone.
Quando si decide di ampliare il campo d'azione della guerriglia e
di portarla nelle zone in pianura vicino alla Sierra, al comando della
colonna inviata con questo compito c'è Camilo. Era il 31 marzo
del '58. In aprile viene nominato Comandante e sotto la sua
responsabilità ci sono le zone di Bayamo, Manzanillo e Las
Tunas. Nei mesi che seguono, Camilo partecipa alla controffensiva
che distruggerà totalmente le forze di Batista. Il 18 agosto,
Fidel firma l'ordine militare che pone le forze ribelli definitivamente
all'offensiva. A Camilo e a
Guevara viene dato l'incarico di dirigere e realizzare l'invasione
delle province occidentali. La Colonna "Antonio Maceo" al
comando di Camilo, parte il 21 agosto. Il 7 ottobre, dopo varie vicissitudini,
la Colonna "Antonio Maceo" entra nella provincia di Las
Villas. Il 1° gennaio del '59, il tiranno fugge, le colonne del
"Che" e di Camilo ricevono l'ordine di dirigersi all'Avana
e impossessarsi delle caserme "Columbia" e "La Cabaña".
Camilo assume il comando di tutte le forze armate. Acclamato dal popolo
come uno dei suoi eroi genuini, Camilo è ammirato profondamente
per il suo spirito di sacrificio, per il suo eroismo e per la sua
fedeltà alla Rivoluzione.
Il 28 ottobre 1959, l'aereo che lo stava conducendo all'Avana sparì
e non se ne ebbe più traccia. |
| Fidel
di lui ha detto:
"uomini come Camilo sorsero dal popolo e vissero per il popolo.
Nostra unica consolazione di fronte alla perdita di un compagno tanto
vicino a noi è sapere che il popolo di Cuba produce uomini
come lui. Camilo vive e vivrà nel popolo". E il Comandante
Ernesto Guevara: - "Camilo fu il compagno di cento battaglie,
l'uomo di fiducia di Fidel nei momenti difficili della guerra e il
lottatore abnegato che fece sempre del sacrificio uno strumento per
temprare il suo carattere e forgiare quello della truppa"
Camilo era Camilo,
guerrigliero completo. Non aveva la cultura dei libri, ma era dotato
dell'intelligenza naturale del popolo che lo aveva scelto tra migliaia
per metterlo in quel posto di prestigio a cui è giunto grazie
alla sua audacia, costanza, intelligenza e devozione. Ancora
oggi tutti i 28 di ottobre, il popolo di Cuba rende omaggio al "Señor
de la Vanguardia", gettando fiori nel mare e nei fiumi di
Cuba. Camilo fu il più amato di tutti i Comandanti della Sierra. |