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Le notizie e gli appuntamenti in Italia che riguardano Cuba

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MANIFESTAZIONE di solidarietà con Cuba
3 Ottobre 2003
Roma

Notizie

Titolo

Data

31/01/2004
10/01/2004

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Notizie

31/01/2004
Arriva il gas a mezzo milione di habaneros

di María Julia Mayoral
tratto e tradotto da: granma quotidiano

La popolare e molte volte deficitaria “luz brillante” (kerosene) e le molteplici invenzioni che le famiglie della capitale hanno escogitato per cucinare negli anni più difficili del periodo especial, sono un ricordo del passato. Oggi 243 mila nuclei usano il gas di città e 347 mila il gas GPL.
È il risultato di un programma di investimenti che, dal suo inizio alla fine del 1998, non ha smesso di avanzare anche se le difficoltà finanziarie lo hanno rallentato.
A dicembre del 1998, solo 120 mila nuclei, residenti nei municipi centrali della capitale, potevano utiizzare il gas di città e il GPL arrivava ad altri 153 mila. Praticamente tutte le zone periferiche del territorio della capitale non avevano questo servizio. Oggi le nuove installazioni di gas di città si effettuano nei municipi di Marianao, Cerro, e Plaza de la Revolución, e il GPL nei municipi di Arroyo Naranjo e San Miguel del Padrón.
Tra la fine del 1998 e settembre del 2002 con l’uso di questo combustibile la provincia ha risparmiato 97,1 tonnellate di kerosene e 14,8 di alcool il che significa un risparmio di 19.500 dollari.
All’inizio del programma di investimenti, nessun utente aveva il contatore. L’istallazione di questi mezzi di misurazione nelle case e la riscossione corrispondente al consumo, ha stimolato il risparmio. Ciò ha permesso con quasi la stessa quantità di gas, di coprire più di centomila nuovi nuclei famigliari.
Produrre un metro cubo di gas di città con nafta e gas naturale, costa 12 centesimi di dollaro: il prezzo di vendita alla popolazione è di 11 centesimi di peso cubano (4 millesimi di dollaro).
L’istallazione delle tuberie e dei contatori costa mediamente 84 dollari per cliente, e le famiglie pagano per questa istallazione 7 ,30 pesos (28 centesimi di dollaro). Inoltre i servizi di riparazione e di cambio dei contatori sono gratuiti.
Nel caso del gas GPL i costi di produzione sono superiori e anche in questo caso i prezzi di vendita alle famiglie sono sussidiati dallo Stato.

10/01/2004
Note sulla strategia di manipolazione mediatica nel caso cubano

di Ángeles Diez
tratto e tradotto da: www.lajiribilla.cubaweb.cu

Il caso cubano è senza dubbio un esempio che sarà raccolto negli annali della manipolazione informativa.
In esso possiamo trovare quasi tutte le tecniche, dalle più grossolane alle più sofisticate. Concentriamoci su tre aspetti chiave per comprendere il trattamento che si dà a Cuba sui media spagnoli:
a) la conversione di qualsiasi fatto in notizia, sia o non sia rilevante;
b) la sua esagerazione e sopravvalutazione;
c) la sintonia e unanimità indipendentemente dell’ideologia o degli interssi del mezzo informativo.

Il numero di volte che appaiono notizie su Cuba nei nostri media e lo spazio dedicato all’isola, e soprattutto al suo Capo di Stato, è incomparabilmente maggiore che l’attenzione prestata a qualsiasi altro Paese (eccezion fatta per il Venezuela da quando Chávez è arrivato al potere, però questo si riduce a momenti più puntuali).
Si parla più di Cuba che di qualsiasi altro Paese dell’America Latina. La domanda di qualsiasi spettatore-lettore-ascoltatore sensato potrebbe essere: cosa giustifica questa copertura mediatica? Realmente si tratta di un Paese tanto grande, tanto importante economicamente? O, forse si tratta di un Paese dove si producono assassinii in massa, casi accertati di tortura, applicazione sistematica della pena di morte, violazione del diritto internazionale, fame, epidemie? Nessuna delle situazioni anteriori si manifestano a Cuba. Anche se le opinioni o dichiarazioni non contraddette dei dissidenti e gli articoli che leggiamo abitualmente possano farci credere il contrario, non esiste nessun dato obiettivo che collochio l’isola in situazione di tema da prima pagina, prima di paesi come l’Ecuador, la Bolivia, il Paraguay, per citare solo alcuni dell’area.

Di fatto se confrontiamo i rapporti di Amnesty International del 2002 su questi paesi, troveremo che si dice dell’Ecuador che “continuano a suscitare preoccupazione la tortura e i maltrattamenti e in particolare le morti sotto custodia”; della Bolivia si dice che i membri delle forze di sicurezza hanno commesso omicidi durante le manifestazioni; in Paraguay si informa su casi di tortura e maltrattamenti a presunti delinquenti, reclutamento di bambini da parte delle forze di polizia ecc. Su Cuba si segnalano come dato più significativo le restrizioni all’esercizio della libertà di espressione, associazione e riunione, o aggressioni verbali contro dissidenti.
Eccetto per la situazione specifica delle detenzioni e le tre esecuzioni avvenute nel 2003, negli anni precedenti Cuba appare come uno dei paesi meglio situati in relazione al rispetto dei diritti umani, il compimento delle risoluzioni internazionali e con minore disuguaglianza sociale. Di fatto Cuba è stata eletta membro della Commissione dei Diritti Umani dell’ONU all’inizio di quest’anno: Commissione nella quale l’ammissione degli Stati Uniti, è stata respinta con la votazione dei paesi membri nel 2002, e il suo reingresso quest’anno è stato reso possibile dalla rinuncia di Italia e Spagna.
Dopo questa riflessione bisogna chiedersi perchè il tema delle libertà civili e il caso delle pene di morte applicate quest’anno a Cuba hanno avuto maggiore diffusione nei nostri media che le centinaia di sentenze di morte che ogni anno si firmano negli stati di Arizona, Montana, Coloradodi e Texas. Di fatto, se non leggessimo i rapporti del PNUD o di Amnesty International non sapremmo che la pena di morte negli Stati Uniti continua ad applicarsi in modo molto esteso, che questo Paese si trova in cima al ranking mondiale della sofferenza umana; che dopo l’attentato dell’11 settembre si trovano detenute 1200 persone, la maggioranza stranieri, senza dare informazione pubblica; che in novembre 2001, il presidente Bush ha approvato un ordine che stabilisce la creazione di commissioni militari speciali, al di fuori delle norme processuali internazionali; che la brutalità poliziesca è una pratica abituale e che è uno dei paesi, assieme ad Israele, che ha compiuto più violazioni del Diritto Internazionale Umanitario. Significativamente questi dati sì, vengono dati con contradditorio.

Però non solo si sopravvalutano e si magnificano gli avvenimenti che succedono a Cuba, si parla dell’isola anche se non è successo niente, cioè, Cuba è notizia anche se non lo è. Come quei prodotti e marche pubblicitarie che appaiono cammuffati nelle serie televisive o nei realityshow e formano parte del programma, solo che in questo caso non appare il cartello che dice “pubblicità”. Scrittori, cantanti, musicisti cubani sono vezzeggiati dai nostri media sempre che parlino male del governo, o che si possano utilizzare le loro parole per seminare il sospetto o il dubbio sulla situazione dell’isola. Di fatto, anche gli artisti spagnoli nella loro campagna promozionale, se devono dare una immagine “progressista” devono riguardarsi parlando male del Presidente cubano.
[...]
Sembra che la strategia che seguono i nostri media con Cuba è giusto antagonista a quella applicata in altri casi come Timor, che già Chomsky aveva segnalato come uno dei casi più sorprendenti di disinformazione. Nel caso di Cuba siamo giusto all’estremo opposto. Se ci si rifà solo ai dati contrastati e ad alcune fonti fidate come le Nazioni Unite o Amnesty, la rilevanza delle informazioni su Cuba darebbe luogo appena a qualche breve rassegna.
Di modo che la domanda pertinente è, senza dubbio, perchè Cuba è tanto importante per i media spagnoli? Possiamo avventurarci in qualche ipotesi e cercare di praticare questo sport tanto in disuso oggi che è l’applicare il senso comune. Non sarà che è importante perchè è importante per gli USA? Non saremo in presenza di una campagna propagandistica di lungo respiro, proprio come il blocco economico che gli USA mantengono contro l’isola da più di 40 anni, e al quale si unisce la Spagna con tutto il suo arsenale mediatico?
Se ci prendessimo la briga di annotare, ritagliare e registrare tutte le informazioni che troviamo su Cuba, ci renderemmo conto che ci sono troppe coincidenze nei nostri media. Sembra proprio che ci troviamo davanti a una campagna di marketing ben disegnata in cui ci stanno vendendo un prodotto precucinato nella fattoria “made in USA”. Non saremo noi “innocent” consumatori, vittime e boia di complessi interessi che convertono l’isola in un boccone imprescindibile per l’impero? Perchè fidarci di quello che ci hanno fatto credere su Cuba, quando le inchieste recenti dimostrano che, malgrado non si sia dimostrato nessun legame tra Saddam e gli attentati dell’11 settembre, si considera uno dei grandi successi dello staff della Casa Bianca il fatto che 7 statunitensi su 10 credono che Saddam fosse implicato in quegli attentati? Lo scrittore e giornalista John Pilger ci dice che quelli che governano il mondo hanno messo in marcia una “guerra totale” nella quale non si parla già di scenari, ma di controllo del mondo. La guerra contro il terrorismo è la guerra infinita, in ogni momento, secondo il bisogno, nel luogo che designi o che segnali l’illuminazione divina; e una delle sue armi più potenti è la pseudoinformazione. Ed è proprio in questa strategia che i media si convertono in pezzi da novanta per bombardare le nostre coscenze. “Dissentire è permesso nei limiti consentiti” – dice Pilger – e rafforza l’illusione che l’informazione e l’espressione siano “liberi”. In questa logica, le informazioni su Cuba sono apparentemente diverse se vengono dai media controllati da uno o dall’altro interesse economico, però curiosamente, se uno si fissa bene, ci sono più coincidenze che discrepanze.
Perchè tanta insistenza, così coordinata e coerente in tutti i mezzi di comunicazione sul tema cubano? Perchè tante coincidenze quando apparentemente ci sono differenze ideologiche di fondo? Che interessi comuni hanno TVE, Antena 3, El País e ABC?
Probabilmente ci sono sfumature, però la virulenza, l’aggressività e soprattutto la profusione con cui si abborda il tema le cancella e unifica l’audience: “per quelli di destra, per quelli di sinistra, per i non credenti, per gli illustrati, per gli apatici, per i militanti, per tutti...” che qualità naturale o acquisita abbiamo tutti, spettatori, lettori e ascoltatori perchè dobbiamo ricevere lo stesso messaggio implicito o esplicito su Cuba. Pierre Bourdieu diceva, parlando della televisione, che le differenze evidenti occultano profonde similitudini derivate dall’utilizzo degli stessi meccanismi e dall’operare secondo la stessa logica. Perchè è tanto pericolosa Cuba? Per chi? Che strano meccanismo ci fa ripetere continuamente le stesse parole d’ordine e gli stessi luoghi comuni su Cuba convertendoci così, nostro malgrado, in uno strumento in più di propaganda?