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Libertà per i cinque!

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Da oltre quarant'anni negli Stati Uniti vengono progettate, finanziate, promosse, favorite e attuate azioni contro Cuba che vanno dall'invasione armata all'assassinio dei dirigenti della Rivoluzione, dagli attentati contro persone o beni alla diffusione di malattie epidemiche, dalle trasmissioni radio-televisive illegali che incitano a commettere atti criminali o di guerra, al finanziamento e all'addestramento di gruppi paramilitari per azioni armate sul territorio cubano.
Tutto questo è terrorismo. Ma ancora oggi c'è una situazione paradossale che continua. A Miami, nella Florida, sono stati incarcerati cinque cittadini cubani che raccoglievano informazioni sui gruppi paramilitari e sulle attività della mafia cubano-americana, per prevenire atti di terrorismo e difendere il proprio popolo dalle aggressioni e dalla morte. L'accusa nei loro confronti è stata quella di avere messo in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. l giudici di Miami, condizionati dalla Fondazione Nazionale Cubano-Americana, hanno emesso questa sentenza:

due ergastoli e 15 anni di carcere a Gerardo Hernández;
ergastolo a Ramón Labañino;
ergastolo ad Antonio Guerrero;
19 anni di carcere a Fernando González;
15 anni di carcere a René González.

Siamo arrivati alla incredibile situazione per cui negli Stati Uniti, dove da decenni si organizzano azioni violente contro Cuba con la complicità di apparati dello Stato (la C.I.A.), vengono condannati cittadini cubani che indagavano su piani terroristici e che sono giudicati, dalla giustizia nordamericana, per avere attentato alla sicurezza nazionale degli USA. Ma la giustizia degli Stati Uniti, non accuserebbe e non condannerebbe mai un cittadino di qualunque paese che offrisse informazioni su azioni di terrorismo in preparazione contro di loro, o contro le proprie Ambasciate, o che potrebbero costare la vita di cittadini nordamericani. Come sempre, la doppia morale produce infamie. Per questi motivi, invitiamo tutti a partecipare alla campagna di solidarietà con i cinque cittadini cubani ingiustamente incarcerati negli Stati Uniti e lanciamo un appello per sostenere ogni possibile iniziativa per la loro liberazione.

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

www.italia-cuba.it


ISTITUTO CUBANO DI AMICIZIA CON I POPOLI
La Habana, 17 marzo 2003


Cuba denuncia grava violazioni nei confronti di Gerardo Hernández
Gruppo di Lavoro contro il Terrorismo 17 marzo 2003

Dopo diverse trattative con il Pubblico Ministero Assistente Caroline Heck Miller, ieri 16 marzo l'avvocato Leonard Weinglass ha ottenuto che questa autorizzasse la visita a Gerardo Hernández che aveva programmato di effettuare dal mese di febbraio.
Secondo la testimonianza di Weinglass, Gerardo si trova sotto la modalità più severa di punizione nella prigione, nota sotto il termine di “la Scatola” - un vuoto dentro “il vuoto”. Permane in queste condizioni dal 28 febbraio giorno in cui è stato trasferito, senza spiegazione alcuna, sotto il regime di confino solitario.
È rinchiuso in una cella estremamente piccola, nella quale può fare solo tre passi, senza finestre, e solamente un’apertura attraverso la quale gli viene passato il cibo. La grata frontale è coperta da unaporta di maglia metallica attraverso la quale è praticamente impossibile guardare verso l’esterno, e che rimane chiusa per tutte le 24 ore del giorno.
Nella cella vi è solo su un servizio sanitario e un duro letto coperto da un sottile materassino. I suoi vestiti gli sono stati ritirati e gli è permesso solo di usare mutande e pullover, senza scarpe.
Non può distinguere il giorno dalla notte. L'unica cella nella quale le luci rimangono accese per 24 ore è la sua e le costanti grida degli altri detenuti, per la maggior parte malati mentali, non lo lasciano dormire. Non gli è permesso leggere alcun documento stampato. Niente da leggere. Di fronte alla sua cella c’è un avviso che dice che nessuno può avere contatto con lui. È l'unico detenuto sottoposto a questo regime di confino a cui non è permesso di utilizzare il telefono.
Gerardo ha cercato infruttuosamente di comunicare per iscritto la sua protesta attraverso la modalità tabilita dagli stessi regolamenti della prigione. La risposta che ha ricevuto è che non ci sono moduli per lamentarsi.
Il 2 marzo ha presentato una protesta a prescindere dai moduli. Non ha ricevuto neppure risposta. L’11 marzo le autorità della prigione gli hanno portato una lettera di Joaquín Méndez, uno degli avvocati della difesa, ma la stessa gli è stata ritirata prima che potesse leggerla. Il 14 marzo gli è stato detto che gli sarebbe stata consegnata la sua posta legale. Tuttavia, finora non ha ricevuto alcuna corrispondenza, neanche dai suoi avvocati.
Il trattamento imposto a Gerardo, e a Ramón, Antonio, Fernando e René, è completamente illegale e impedisce in modo grave il suo diritto alla difesa nel momento in cui devono preparare con i loro avvocati l'appello che devono presentare non oltre il 7 aprile. Questo trattamento crudele, inusuale, discriminatorioe completamente ingiustificabile costituisce un flagrante caso di tortura che deve essere denunciato con tutte le energie e con tutta urgenza.

Gruppo di Lavoro contro il Terrorismo
Assemblea Nazionale
www.antiterroristas.cu



Alcuni articoli tratti da Prensa Latina

Alarcón: i Cinque cubani negli Stati Uniti patiscono tortura fisica e psicologica
18.03.2003 - Il Presidente del Parlamento di Cuba, Ricardo Alarcón, ha affermato che i cinque cubani detenuti negli Stati Uniti dal settembre 1998, in particolare Gerardo Hernández, patiscono tortura fisica e psicologica da quando sono nel “vuoto”. Durante l'inaugurazione della XIII Biennale Internazionale dell'Umorismo di San Antonio de los Baños, nella provincia occidentale di La Habana, Alarcón ha informato sulla situazione di Gerardo, che si trova nella cosiddetta “scatola”, posto destinato a quelli che violano la disciplina nel “vuoto” (unità di carcere speciale). Il Presidente del Parlamento ha visitato la mostra di caricature “L'amore e l'umore possono tutto”, di Gerardo, e ha partecipato alla presentazione di un libro con caricature per il supplemento ‘Aspirina’. Ha detto di avere parlato domenica con Leonard Weinglass, legale di Antonio, che ha fatto una visita a Gerardo nella prigione di Lompoc, in California. Alarcón, ha denunciato che Gerardo resta in una piccola cella con solo lo spazio per un duro letto con una piccola coperta, con la luce accesa durante le 24 ore senza potere parlare con i suoi guardiani né con altri imputati.

Alarcón dà la responsabilità al Governo degli Stati Uniti per come vivono i Cinque detenuti
19.03.2003 - Il Presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcón, ha dato la responsabilità al Governo degli Stati Uniti per l'integrità fisica dei cinque cubani detenuti in quel paese, recentemente confinati in celle di punizione in isolamento senza motivo. Le dichiarazioni di Alarcón alla Tavola Rotonda Informativa alla nazione seguono la sua denuncia di lunedì sulle torture psicologiche e fisiche alle quali sono sottoposti i cinque, condannati a severe pene da un tribunale di Miami nel 2001. Gerardo Hernández, uno dei tre condannati all’ergastolo, resta nella cosiddetta “Scatola”, dove vengono portati gli imputati del carcere di Lompoc, in California, che violano il regolamento rigido del “Vuoto”, posto in cui si trovano i detenuti puniti per la loro condotta. Secondo il leader parlamentare, Antonio Guerrero, Ramón Labañino, René González e Fernando González si trovano isolati in celle di punizione nel “Vuoto”, anche se a causa della mancanza di contatti non si conosce se siano stati portati allo stesso modo alla “Scatola”. Alarcón ha affermato che Cuba raddoppierà la vigilanza sullo stato dei Cinque - come sono noti nei movimenti di solidarietà con la loro causa – e allo stesso tempo denuncerà i maltrattamenti ai quali sono sottoposti.

Denunciate violazioni negli Stati Uniti contro Antonio Guerrero e contro il suo avvocato
21.03.2003 - Il Gruppo di Lavoro contro il Terrorismo ha denunciato le gravi violazioni commesse contro i diritti di Antonio Guerrero, uno dei cinque cubani detenuti negli Stati Uniti dal 1998, e contro il suo avvocato Leonard Weinglass. Un documento diffuso da questa organizzazione cubana, spiega che Guerrero si trova rinchiuso nell'Unità di Alloggiamento Speciale (“vuoto”) in condizioni molto severe. Antonio, come Fernando González, René González, Gerardo Hernández e Ramón Labañino, è stato confinato al “vuoto” dallo scorso 28 febbraio e isolato dai suoi parenti, difensori e personale diplomatico cubano. Il testo cita Weinglass che descrive che il giovane cubano rimane in una delle 12 celle di punizione esistenti nel penitenziario di Florence, nel Colorado.

Confermato che i cinque cubani detenuti negli Stati Uniti si trovano nel "hueco"
22.03.2003 - Il Presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcón, ha confermato che i cinque cubani detenuti negli Stati Uniti, condannati da un tribunale di Miami nel 2001, rimangono arbitrariamente in celle di punizione note come il “hueco”. Fino a questo momento si aveva informazione della detenzione in celle isolate di Gerardo Hernández e di Antonio Guerrero, dopo che l'avvocato statunitense incaricato della loro difesa, Leonard Weinglass, è riuscito a visitarli in quest’ultima settimana. Gerardo Hernández, secondo la testimonianza di Weinglass, si trova nella cosiddetta “Scatola”, dove sono condotti gli imputati che nel “hueco” hanno avuto comportamenti deplorevoli, ma nel suo caso gli è impedito di avere contatti con gli altri detenuti e ha la luce accesa nelle 24 ore del giorno. Alarcón ha detto che Weinglass ha potuto dialogare per telefono con Ramón Labañino (condannato all’ergastolo) e con Fernando González (condannato a 19 anni), mentre da René González è stato confermato che rimane nel “Vuoto” attraverso una comunicazione alla Sezione di Interessi di Cuba a Washington per annullare una visita che doveva fargli un diplomatico di Cuba.

Estratto della dichiarazione di Gerardo Hernàndez Nordelo al tribunale di Miami

“... coloro che non conoscono come si è comportato storicamente il settore più radicale della comunità cubana di Miami, quelli che non vedono la televisione in spagnolo e non ascoltano la cossiddetta “Radio Cubana”, forse possono aver pensato onestamente che potessimo avere un processo imparziale e giusto in questa città. Purtroppo ci sono molte realtà che il popolo nordamericano ancora non conosce. Dall’istante stesso che venne negata la possibilità di realizzare il giudizio fuori da Miami, non avevamo nessun dubbio su quale sarebbe stato il risultato...”
“...però la Giuria, col suo rapido e inequivocabile verdetto...”
“...dopo sei mesi di complicato e estenuante processo, con decine di testimoni e estese prove, impiegò solo poche ore per, senza neanche fare una domanda o esprimere un dubbio, emettere un verdetto unanime...”
“..quando mi riferisco all’atteggiamento ingannevole dell’Accusa, non faccio un’accusa irriguardosa o senza fondamento. Come ho detto, non basterebbe il tempo per segnalare tutti gli esempi. Basti ricordare che la persona incaricata di tradurre la maggior parte delle prove utilizzate dall’Accusa e è stata presentata come un’esperta nella sua specialità, assicurò in questa Sala che la parola 'plastilina' in spagnolo si utilizza in riferimento all’esplosivo plastico, quando qualsiasi bambino ispanico sa, senza bisogno di essere esperto, che l’unica 'plastilina' della nostra lingua è quello che in inglese si conosce come “molden clay” (pongo). Il documento della menzionata 'plastilina' fu utilizzato e riutilizzato continuamente in forma allarmistica dai signori dell’Accusa, anche se non aveva nessuna relazione con i cinque accusati...”
“...mi piacerebbe leggere alcune parole che scrissi al giudice probatorio: -<Cuba ha il diritto di difendersi dagli atti terroristici che si preparano in Florida con totale impunità, malgrado siano stati storicamente denunciati dalle autorità cubane. È lo stesso diritto che hanno gli Stati Uniti di cercare di neutralizzare i piani dell’organizzazione terrorista di Osama Bin Laden che tanti danni ha causato a questo paese e minacci di continuare a farlo. Sono sicuro che i figli di questo paese che compiono questa missione sono considerati patrioti e il loro interesse non è di causare danni alla sicurezza nazionale di nessuno dei paesei dove queste persone si rifugiano.>- queste parole furono scritte molti giorni prima dei tristi e ripudiabili fatti dell’11 settembre. (13 agosto ndr). Come disse il signor Presidente degli Stati Uniti nel suo ultimo intervento alle Nazioni Unite, è necessario che tutti i paesi si uniscano nella lotta contro il terrorismo. Però non contro alcuni terroristi, ma contro tutti i terroristi. Io aggiungerei che mentre si condannano le azioni di alcuni di questi criminali e ad altri li si accoglie, gli si permetta di attuare con impunità contro la sicurezza e la sovranità di altri paesi e li si consideri “lottatori per la libertà”, mai si potrà sradicare questo flagello, e sempre ci saranno popoli che per difendersi avranno bisogno di inviare alcuni dei loro figli a compiere missioni rischiose, sia in Afganistan che nel sud della Florida.
Sua Signoria, ci hanno accusato di avere cospirato per commettere spionaggio e causare danno alla sicurezza degli Stati Uniti. Ci hanno messo allo stesso livello delle peggiori spie che si siano conosciute senza che per questo ci sia una sola prova contundente e senza aver causato alcun danno, solo sulla base di supposizioni. La nostra, è forse una delle accuse di spionaggio più ridicole della storia di questo paese.
.....vorrei che mi permettesse di riferirmi brevemente a quello che considero sia la ragione per la quale tutti ci troviaamo qui in questo momento: la terza accusa accusa del fascicolo accusatorio, “cospirazione per commettere assassinio”.
I signori dell’Accusa e le autorità dell’FBI sanno e sapevano dal principio ciò che accadde prima, durante e dopo il 24 febbraio 1996 . essi stessi dovettero riconoscere che i messaggi di alta frequenza che scelsero di rivelare come prova sono solo un infima parte di tutti quelli che intercettarono. Loro sanno la vera storia. Sanno che non ci fu nessuna cospirazione per abbattere quegli aerei, e tanto meno in acque internazionali. Sanno perfettamente che non solo Gerardo Hernàndez, ma neanche Juan Pablo Roque ebbe niente a che vedere con un piano per abbattere gli aeroplani. (.....) Dopo due anni di stretta vigilanza, avendo registrato la maggioranza delle nostre conversazioni telefoniche e personali e confiscato una gran quantità di materiale di quell’epoca, l’Accusa non ha potuto presentare in questo processo neanche una sola prova che mostri senza dubbi ragionevoli che Gerardo Hernàndez cospirò per abbattere quegli aerei o che facilitò in qualche misura al loro abbattimento. Basarono tutto il caso in pure speculazioni, in piccoli estratti di documenti, manipolati e tolti dal contesto, e soprattutto fidando nell’emotività e la suscettibilità che susciterebbe questa accusa dovuto alla perdita di vite umane.
(...) Cuba non ha provocato questo incidente. Al contrario lo aveva previsto e cercò di evitarlo con tutte le vie a sua disposizione. Il principale argomento dell’Accusa durante il processo fu che si trattò di un crimine perchè erano aerei civili e disarmati. Recentemente questa nazione ha saputo in forma triste e brutale, quanti danni possono fare ai suoi abitanti aerei civili e disarmati. Forse per questo i suoi massimi dirigenti hanno avvertito che ogni aereo che si allontani minacciosamente dalla sua rotta potrà essere abbattuto anche se porta a bordo centinaia di passeggeri. Chissà i signori dell’Accusa considerano che questo sarebbe un crimine. Sua Signoria ha detto oggi che questo paese ha cambiato la sua “percezione del pericolo” dopo l’11 settembre; disgraziatamente, Cuba ha dovuto cambiarla dal 1° gennaio del ’59, e questo è ciò che non si vuole capire.
I principali responsabili dei fatti del 24 febbraio sono gli stessi che non cessano nel loro impegno nel provocare un conflitto bellico tra gli Stati Uniti e Cuba perchè l’esercito di questo paese faccia quello che loro non hanno potuto fare per più di quarant’anni. Siano flottiglie, violazioni di spazio aereo, false accuse o qualsiasi altro aborto di progetto, l’obiettivo è sempre lo stesso: che gli Stati Uniti cancellino dalla faccia della terra il governo di Cuba e chi lo appoggia, senza importarle quale sarà il costo in vite umane da una parte e dall’altra. Si potrebbe dire con certezza che se qualcuno ha messo in pericolo la sicurezza nazionale di questo paese, sono questi gruppi di cubani estremisti.
L’Accusa ha detto, nei suoi argomenti finali che Gerardo Hernàndez ha le mani sporche di sangue. Mi chiedo chi ha le sue mani sporche di sangue, io o l’individuo che sparò un colpo di cannone contro un hotel dell’Avana pieno di persone; che è lo stesso individuo che appare nelle prove di questo caso pianificando di introdurre a Cuba armi antipersonali; la stessa persona che ha continuato a sfidare apertamente e temerariamente le autorità cubane violando la legge di quel paese e le norme più elementari dell’aviazione internazionale, la stessa persona che non solo non ha vuto un dubbio nel mandare alla morte quei giovani,, ma che quando ancora poteva interrompere i suoi piani, non lo fece, e in cambio lasciò registrata per la storia la sua risata mentre i suoi compagni morivano .
Questa persona sì, ha le mani sporche di sangue, e nonostante ciò ai signori dell’Accusa non importava quando strinsero le sue mani in varie occasioni in questa stessa Sala. Nemmeno importò a questi signori e alle massime autorità dell’FBI di Miami dividere con questa stessa persona la tribuna e l’euforia durante la conferenza stampa del giorno del verdetto. Contradditorio atteggiamento di chi dice di rappresentare la legge!
Che sappiano i signori dell’Accusa che l’unico sangue che può esserci in queste maniè quella dei miei fratelli caduti o assassinati vilmente nelle innumerevoli aggressioni e atti terroristici perpetrati contro il mio paese da persone che oggi camminano tranquillamente per le vie di questa città. Sangue per il quale ho giurato un giorno che sarei stato disposto a sacrificare la mia vita se con ciò potrò proteggere il mio popolo da simili crimini.
Sua Signoria, l’Accusa considera, e così ha chiesto, che devo passare il resto della mia vita in un carcere. Ho fiducia che se non in questo, a un altro livello del sistema, la ragione e la giustizia prevarranno sui pregiudizi politici e i desideri di vendetta e si capirà che non abbiamo fatto nessun danno a questo Paese che meriti una simile condanna. Però se anche non fosse così, mi permetterò di ripetere le parole di uno dei più grandi patrioti di questa nazione, Nathan Hale quando disse: “Mi dispiace solo di avere una sola vita da dedicare alla mia patria”
Molte grazie.

GERARDO HERNÁNDEZ NORDELO il 12 dicembre 2001 è stato condannato a 2 ergastoli + 15 ANNI di prigione

Estratto della dichiarazione di Ramòn Labañino Salazar davanti al tribunale di Miami.
13 dicembre 2001

”...Da questa stessa città di Miami si è pianificato, organizzato e diretto il terrorismo contro il mio paese, Cuba. Da qui si patrocinano i terroristi e i loro atti, li si incoraggia e finanzia, li si accoglie (per menzionare un solo caso conosciuto, per le strade di Miami, cammina liberamente un terrorista e assassino non solo di cubani ma, del popolo degli Stati Uniti: Orlando Bosch); e la cosa più penosa è che questo succede con il conoscimento e con il consenso delle autorità di questo paese. Basta leggere attentamente le prove del nostro caso, che sono piene di questi tipi di azioni terroriste.Cuba, il mio paese, ha sofferto per più di 42 anni atti terroristici, aggressioni , invasioni e provocazioni che hanno portato alla morte 3478 esseri umani innocenti e ferito altri 2099. Cuba, ha il diritto di difendersi.
Solo per citare alcuni esempi:
? Il 4 marzo del 1960, in un molo del porto dell’Avana, agenti della CIA fecero esplodere la nave francese “La Coubre” il cui sabotaggio terrorista assassinò 101 persone, sei delle quali francesi.
? Il 6 ottobre 1976, un vile attentato terrorista perpetrato da Luis Posada Carriles, Orlando Bosh, e mercenari venezuelani, fecero detonare due bombe in pieno volo di un aereo civile di Cubana de Aviaciòn che partiva da Barbados, assassinando vilmente 73 persone (57 cubani dove si comprendono 24 ragazzi e ragazzini della squadra nazionale di Scherma di Cuba, 11 giovani della Guyana e 5 coreani). Alcuni di questi terroristi assassini sono oggi prigionieri a Panama, e da questa città di Miami si fanno enormi sforzi per liberarli, qui loro li chiamano “patrioti” e sono i loro simboli e dalle stazioni radio si fanno collette per la loro difesa e per una possibile fuga dalle carceri
? Contro il presidente di Cuba Fidel Castro, si sono realizzati 637 tentativi di assassinio.
? Contro il mio paese, si è anche praticato il terrorismo batteriologico su esseri umani, piante e animali che hanno danneggiato 344.203 persone, delle quali 158 sono morte (di loro 101 bambini).
This is not paranoia, these are Lifes of innocent human beings!
Questi gruppi terroristi sui quali noi attuamo, non solo hanno provocato questi atti a Cuba, ma qui negli Stati Uniti, e in questo reportage totalmente pubblico e alla portate di tutti, si riassume l’attività terroristica commessa qui a Miami, in totale più di 68 azioni di violenza. Questo articolo, scritto da Jim Mullin, del Miami New Times, in aprile del 2000, descrive tra gli altri questi fatti:
? 1968 Orlando Bosch spara con un bazooka contro una nave polacca dal ponte di Macarthur Causeway (più tardi alcuni politici di Miami dichiareranno quel giorno, il “giorno di Orlando Bosch” per onorare tale terrorista).
? 1974 il leader esiliato José Elìas de la Torriente fu assassinato a Coral Gables per il fallimento di un’invasione che doveva fare a Cuba.
? 1975 Luciano Nieves è assassinato dopo che aveva difeso la coesistenza pacifica con Cuba.
? 1976 un autobomba strappa le gambe al direttore delle notizie della WQBA-AM, dopo che aveva condannato pubblicamente la violenza dell’esilio.
? 1981esplosione di una bomba al consolato messicano a Brickell Ave., in protesta per le sue relazioni con Cuba.
? 1996 una bomba esplode nel ristorante “Centro Vasco” della Piccola Avana in protesta contro il concerto della cantante cubana Rosita Fornés.
? 2000 fuori dalla casa dei familiari di Eliàn Gonzàlez a Miami il giornalista di Radio Scot Piasant di Obregòn, esibì una t-short che diceva “envien el niño a casa. Es un derecho del padre”, e fu attaccato fisicamente prima dell’arrivo della polizia.
Ciò non è accaduto a Cuba. Questo è accaduto negli Stati Uniti, a Miami, nelle città e strade dove viviamo tutti, dove voi camminate ogni giorno, i vostri figli , i vostri familiari.
Negli anni ’90 il terrorismo crebbe, incursioni e provocazioni verso il mio paese, fino a che, nel 1997 si eseguì un ondata di attentati contro alberghi e istallazioni turistiche che portò all’assassinio di un innocente turista italiano, Fabio Di Celmo.A quante morti dobbiamo assistere perchè finisca questa politica pazza e assurda contro Cuba? Quante vite di esseri umani si devono perdere perchè l’FBI faccia realmente il suo dovere e arresti i criminali e terroristi del suo stesso popopolo?
Per caso questa “lotta contro il terrorismo” è pura retorica? No, il senso comune dice che no; e è per questo che oggi noi siamo qui; perchè non vogliamo che niente di tutto ciò succeda, nè a Cuba nè negli Stati Uniti, nè a Miami, nè in nessuna parte del mondo. Tutto quello che abbiamo fatto è questo: cercare di salvare la vita di esseri umani innocenti, evitando il terrorismo e evitando una stupida guerra.
(....) Cuba per anni ha passato informazioni a differenti istanze di governo, fino al più alto livello degli Stati Uniti; informazioni dettagliate, documentate, con nomi e cognomi, prove contundenti di atti criminali e assassini. E con tutta questa informazione nelle loro mani non si è fatto niente, nè un solo arresto, neanche una sola investigazione si è portato o si porta avanti.
Con la nostra detenzione si è voluto silenziare la fonte delle informazioni, perchè non si conoscano atti terroristici tanto gravi, e occultare questa verità che oggi ci colpisce in modo tanto brutale. Anche l’FBI ha complottato con gli stessi terroristi e l’ala destra estremista di Miami per pregiudicare e ostacolare qualsiasi tipo di avvicinamento e cooperazione tra i nostri due popoli e governi. Intanto i criminali stanno allegramente passeggiando per le strade la fuori e si stanno beffando di questa Sala. Non ci può essere maggior offesa e macchia per le autorità, per questa bandiera che presiede questo locale e questo scudo che rappresenta l’ideale della vera giustizia.
Cuba solo vuole vivere in pace e tranquillità, non vuole la guerra, come non la vogliono il popolo e i leader militari degli Stati Uniti, che sanno molto bene che Cuba non è assolutamente un pericolo per questo paese. Per questo il nostro lavoro si è anche diretto a evitare una guerra che solo porterebbe la morte di esseri umani innocenti, non solo di Cuba, ma anche degli Stati Uniti.
In nessun momento abbiamo cercato informazioni che pongano in pericolo la sicurezza nazionale di questo Paese. È una totale manipolazione, che non accetteremo mai ed è una delle ragioni per cui decidemmo di venire a questo processo, oltre che per esporre chiaramente questa verità di tutti gli atti criminali che dal territorio nordamericano si perpetrano contro Cuba e gli stessi Stati Uniti.
Non è Cuba che è venuta qui negli Stati Uniti ad aggredire, invadere o a commettere atti terroristici di tutti i tipi, è il contrario, e Cuba ha semplicemente l’elementare diritto di autodifesa. Esattamente come oggi gli Stati Uniti, hanno bisogno in modo urgente di conoscere le organizzazioni terroriste che li attaccano. È una realtà che nessuno potrà fermare.
Ciò che cercano di ottenere i membri dell’estrema destra di Miami è di creare un conflitto per mezzo di qualche provocazione che termini con una aggressione militare degli Stati Uniti a Cuba, e come già ho detto, questo non lo vogliamo nè il mio popolo e governo, nè il popolo degli Stati Uniti. Nella sua testimonianza il Generale Sheehan, sulle pratiche di infiltrazione a Cuba che stava organizzando Ramòn Saùl Sànchez, dice che non desiderava che questi elementi provocassero una guerra con Cuba, dove possono morire giovani dell’esercito degli Stati Uniti. Come il suo, vari furono gli esempi di testimonianze in questa Sala.
(....) Signori: è tempo di grandi cambiamenti, siamo in pieno XXI secolo. Oggi gli Stati Uniti hanno relazioni con la Cina. Hanno relazioni con il Viet Nam, dove morirono 56 mila cittadini di questo paese. Si hanno conversazioni con la Corea del Nord e con molti altri paesi con i quali sembrava impossibile avere relazioni.
Perchè con Cuba no?
È certo che per fare il nostro lavoro, necessariamente abbiamo dovuto usare metodi non convenzionali per ovvie ragioni: poter attuare con sicurezza. Ma mai con l’interesse di danneggiare nessuno, defraudare o ingannare il governo o le istituzioni di questo paese.
Le Prove sono sommamente chiare sotto tutti i punti di vista. Dal primo giorno di questo processo riconoscemmo le nostre identità e responsabilità, però mai ho accettato nè accetterò nessuna implicazione di spionaggio, ne di voler defraudare questo paese.
(....) Signori dell’Accusa, vi piaccia o no, Cuba è un paese indipendente e sovrano, ha ul suo governo legittimo, il suo Presidente, i suoi martiri ed eroi, e le sue proprie convinzioni. Cuba è uguale agli Stati Uniti. Cuba, Signori, si deve rispettare!
Comprendiamo gli sforzi che si sono fatti per ottenere un processo imparziale; ma la città di Miami non è il luogo per ottenere ciò quando si tratta di Cuba. Ecco, probabilmente, dov’è l’errore più critico nel nostro Caso: realizzare il giudizio in questa città.
Se per evitare la morte di esseri umani innocenti, se per difendere i nostri due paesi dal terrorismo ed evitare un’inutile invasione a Cuba è il motivo per cui mi si condanna oggi, benvenga!
Porterò l’uniforme di recluso con lo stesso onore e orgoglio con cui un soldato porta le sue più valorose insegne!
Questo è stato un processo politico e perciò, noi siamo prigionieri politici!
Qui c’è tutta l’evidenza; e qui sta scritta la storia: lei sarà chi ci farà veramente giustizia!
Gracias.

RAMÓN LABAÑINO SALAZAR è stato condannato a un ergastolo e 18 anni di carcere il 14 dicembre 2001.

Diachiarazione di René Gonzàlez Sehwerert al tribunale di Miami il 14 dicembre 2001

“... ancora in quel momento, quando già tutto l’odio politico dell’Accusa si era rovesciato su di noi con il confinamento, la manipolazione delle prove e ancora peggio, l’uso e abuso della mia stessa famiglia per ricattarmi, danneggiarmi e umiliarmi, non potevo immaginarmi quanto era importante per l’Accusa di questo caso versare tutto il suo rancore politico su di noi.
Ciononostante, dopo aver udito questa stessa Accusa, per sei mesi, mettere sotto il naso dellla Giuria a ogni piè sospinto i suoi pregiudizi, ancora posso dire alla signora Heck Miller che si sbagliava e che io non avevo bisogno di parlare dei miei sentimenti politici, ai quali non rinuncio in nessun modo, per dire che ripudio il terrorismo, che ripudio la guerra e che disprezzo profondamente le persone, tanto prese dal loro odio e dai loro meschini interessi, che hanno dedicato il loro tempo a danneggiare il loro paese promovendo il terrorismo e promovendo una guerra per la quale mostrano tutto quel coraggio che non hanno e di cui avranno bisogno altri, anch’essi loro vittime, sul campo di battaglia.
E io non devo parlare di politica perchè non credo che nè a Cuba nè qui negli Stati Uniti nè in nessun altro posto, devono morire persone innocenti per questo. E farei quello che ho fatto, e correrei i rischi che ho corso per qualsiasi paese del mondo compresi gli Stati Uniti al di là delle considerazioni politiche.
Credo fermamente che si può essere cattolico ed essere buona persona, si può essere ebreo ed essere buona persona, si può essere capitalista, mussulmano o comunista ed essere buone persone; però non esiste qualcosa come una buona persona che sia terrorista. Bisogna essere malati per essere terroristi, come bisogna esserlo per credere che esista un terrorismo buono.
Sfortunatamente non tutti la pensano così. Quando si tratta di Cuba, le regole sembra che cambino e alcune persone pensano che il terrorismo e la guerra sono cose buone da fare: così abbiamo un rappresentante dell’Accusa come Kastrenakes che difende il diritto di José Basulto a rompere la legge sempre e quando si annunci in televisione; abbiamo un esperto in terrorismo come il signor Hoyt, che pensa che dieci esplosioni all’anno, sarebbero un ondata di terrorismo a Miami ma, non all’Avana; abbiamo un esperto della sicurezza aerea per il quale le provocazioni di “Hermanos al rescate” sull’Avana, diffuse apertamente in televisione, sarebbero un altra cosa su Washington essendo, secondo le sue stesse parole,più assillante e verificabile; abbiamo persone che si dichiarano pubblicamente terroristi per quarant’anni e questi rappresentanti della pubblica accusa alla mia sinistra, appena sembra che si rendano conto, quando sono chiamati dalla difesa perche testimonino; gli agenti Angel Berlingueri e Hector Pescuera, l’ultimo il proprio capo dell’FBI locale, si pavoneggiano come invitati nelle stesse stazioni radio, con le stesse persone e negli stessi programmi in cui, violando le leggi federali si raccoglie apertamente danaro per organizzare azioni terroriste o difendere terroristi in giro per il mondo.
Intanto , Caroline Heck Miller invoca che questi amabili terroristi siano giudicati in cielo e il signor Fròmeta, dopo aver cercato di comprare niente più che un paio di missili antiaerei, armi anticarro e un po’ di esplosivo, è ritenuto un buon padre difamiglia, un buon cittadino e una buona persona che forse merita qualcosa come un anno di arresti domiciliari. Questo Sua Signoria per quello che ne so si chiama ipocrisia e in più, criminale.
E quando questo stesso ufficio lotta per mantenermi nello Special Housing Unit per il maggior tempo possibile, quando la mia famiglia è usata come arma per spezzare la mia volontà, quando alle mie figlie è permesso di vedere suo padre due volte nei 17 mesi di isolamento e l’unico modo per vedere i primi passi della più piccola è quello di guardare attraverso i vetri dal 12° piano, posso solo sentirmi orgoglioso di stare qui, e solo posso ringraziare i rappresentanti dell’Accusa per darmi la possibilità di confermarmi che sono sulla strada giusta, che il mondo deve ancora migliorare molto e che la cosa migliore per Cuba è mantenere l’Isola pulita dall’elemento di cui tante anime si è impadronito qui a Miami. Voglio ringraziarli per propiziare che provassi me stesso attraverso il loro odio e il loro risentimento, e per permettermi questo sentimento di orgoglio per avere vissuto i più intensi, utili, importanti e gloriosi giorni della mia vita, quando questa Sala sembrava troppo piccola per albergare tutte le verità dette e potevamo vederli rivoltarsi di impotenza mentre si dibattevano per nascondere ognuna di queste verità.
E se una scusa li fa sentire meglio, bene gliela offro: mi dispiace non aver potuto dire agli agenti che stavo cooperando con il governo cubano, se avessero una posizione sincera di fronte al terrorismo, avrei potuto farlo e insieme avremmo dato soluzione al problema. Quando penso in quelle interminabili discussioni intorno al tentativo specifico di violare la legge, mi rendo conto che questa situazione va al di là di se non registrarsi è illegale o no, perchè sfortunatamente, anche se qui gli agenti stranieri si potessero annuciare nelle pagine gialle senza essersi prima registrati, noi, trattandosi di Cuba, dovremmo mantenerci in incognito per cose tanto elementari come neutralizzare terroristi o narcotrafficanti, qualcosa che, visto con logica, dovremmo fare insieme. Mi dispiace anche se la filiazione anticastrista dei criminali che ho combattuto, li avvicinava a certi ufficiali o membri dell’ufficio dell’Accusa. Mi dispiace molto, sinceramente per questi ultimi.
In fin dei conti tutto questo problema degli agenti cubani è di facile soluzione: lascino Cuba tranquilla. Fate il vostro lavoro. Rispettate la sovranità del popolo cubano. Spediremo con piacere l’ultima spia a Cuba. Noi abbiamo cose migliori da fare là, tutte molto più costruttive che vigilare i criminale che se la passano impuni qui a Miami.
Non voglio lasciar passre questo momento senza dirigermi alle molte persone buone che abbiamo avuto l’opportunità di conoscere durante questo processo...”
-qui ringrazia gli ufficiali, le guardie, i traduttori, i militari che hanno testimoniato al processo ecc.-
“...per tutti loro, che ben potrebbero rappresentare il meglio del popolo americano, i miei più profondi sentimenti di simpatia e la mia assicurazione che c’è un popolo intero a solo un passo verso il sud che non alberga nessuna animosità verso il grande vicino del nord. Questo paese e questo popolo sono stati sistematicamente diffamati in questo processo da alcune persone che, o non sanno, o non vogliono sapere, o non interessa saper ciò che realmente è Cuba. Mi prendo la libertà di leggere solo un frammento di corrispondenza scritto da mia moglie il 30 luglio passato:
“Renè, qui non cessano le dimostrazioni di appoggio verso di noi i familiari e verso di voi. Ieri quando ho preso la 58 ritornando da casa di mami, varie persone mi hanno riconosciuto e Ivette faceva amicizia con tutti. Siccome è carnevale, quando passammo per Centro Habana, l’autobus si è riempito abbastanza e Ivette non voleva scendere; si è seduta sugli scalini dell’autobus e non voleva rialzarsi. Ti potrai immaginare, l’autobus pieno, io dando e ricevendo colpi per prenderla in braccio senza riuscirci, Ivette li in mezzo e la gente spingendo. Allora una signora mi si è avvicinata, mi ha stretto la mano e mi ha dato una preghiera che aveva tolto dalla sua borsetta e che ha per titolo “un hogar feliz” (una casa felice) e mi ha detto: “nella mia chiesa tutti i giorni preghiamo per i cinque e perchè i loro figli possano avere una casa felice come l’ebbe Gesù, giacchè loro stavano lì perchè tutti i bimbi la abbiano. Rimasi sorpresa e quasi non ebbi il tempo di ringraziarla perchè dovevo scendere rapidamente, però si capii che noi cubani siamo fatti così e oggi siamo più uniti che mai indipendentemente dai credo religiosi, ognuno con la sua fede, però tutti per la stessa causa. Metterò da parte la preghiera come ricordo.”
Mi vedo obbligato a chiarire che non sono credente. Ma non vorrei che l’Accusa distorsioni le mie parole e dica che ho portato Dio in questa Sala per ipocrisia.
Sua Signoria: come può vedere, neanche per parlare di Cuba ho bisogno di esporre i miei sentimenti politici. Altri lo hanno fatto nell’ambito di questo processo per tre anni supurando un odio irrazionale, ancora più assurdo quando sappiamo che è stato generato a livello del midollo, che è un odio viscerale diretto a un ente che semplicemente non conoscono. È realmente triste essere educati per odiare qualcosa che neppure si conosce.
E così si è parlato impunemente di Cuba offendendo un popolo il cui unico delitto è quello di avere scelto la sua propria strada e averla difesa con successo al costo di enormi sacrifici. Non darò a nessuno il beneficio di intrattenerlo con tutte le menzogne che si sono dette rispetto a Cuba, mi riferirò a una la cui mostruosità ha costituito una mancanza di rispetto a questa sala e alla Giuria.
Quando il signor Kastrenakes si alzò per dire, di fronte al simbolo della giustizia americana, che noi eravamo venuti qui a distruggere gli Stati Uniti, dimostrò quanto poco gli importano questo simbolo e questa giustizia e dimostrò anche, quanto poco rispetto aveva nei confronti della giuria. Sfortunatamente in quest’ultimo aspetto aveva ragione.
Nè le prove in questo caso, nè la storia, nè i nostri concetti nè l’educazione che abbiamo ricevuto appoggiano l’assurda idea che Cuba vuole distruggere gli Stati Uniti. Non è distruggendo un paese che si risolvono i problemi dell’umanità e , già per troppi secoli, si sono distrutti imperi affinchè sopra le sue rovine si erigano altri uguali o peggiori. Non è da un popolo educato come quello di Cuba, dove è perfino immorale bruciare una bandiera, sia degli Stati Uniti o di un altro qualsiasi Paese, che può venire un pericolo per questa nazione.
E se mi si permettesse la licenza, come discendente di nordamericani laboriosi e lavoratori, con il privilegio di essere nato in questo paese e il privilegio di essere cresciuto a Cuba, dirò al nobile popolo nordamericano che non guardi tanto al sud per vedere il vero pericolo per gli Stati Uniti.
Afferratevi ai valori reali e genuini che motivarono le anime dei padri fondatori di questa patria. Sta nella mancanza di questi valori, posposti a altri meno idealisti interessi, il pericolo reale per questa società. Il potere e la tecnologia possono convertirsi in debolezza se non stanno nelle mani di persone coltivate, e l’odio e l’ignoranza che abbiamo visto qui verso un piccolo paese che nessuno qui conosce, può essere pericoloso quando si combina con un senso ceco di potere e di falsa superiorità. Ritornate a Mark Twain e dimenticatevi di Rambo se realmente volete lasciare un paese migliore ai vostri figli. Ogni supposto cristiano che qui ha mentito sulla Bibbia è un pericolo per questo paese, per quello che con la sua condotta ha rappresentato in quanto a scalzare quei valori.
Sua Signoria:
Avendo preparato queste parole in anticipo alla mia sentenza fissata per il 26 settembre, i tragici e orribili crimini dell’11 di quel mese, mi obbligano a aggiungere alcune meditazioni che non posso fare a meno di condividere con questa Corte. Devo usare molto tatto perchè non mi si possa accusare di capitalizzare a mio favore quell’abominevole fatto, però ci sono occasioni in cui dobbiamo dire alcune verità anche se sono dure, così come le diciamo a un figlio o un fratello quando commette un errore e e vogliamo che rettifichi, con affetto, i suoi passi futuri. Non è altro lo spirito che mi anima nel dirigermi, attraverso di voi, al popolo nordamericano.
La tragedia che oggi riempie di lutto questo popolo si era generata già da molti anni, quando in un luogo tanto lontano come sconosciuto, ci facevano credere che alcune persone, abbattendo aerei civili e bombardando scuole, stavano combattendo per la libertà per il solo fatto di combattere il comunismo. Non darò mai la colpa al popolo nordamericano di quella mancanza di visione, ma quelli che li rifornivano di missili e gli creavano un immagine che non coincideva con i loro atti criminali commettevano anche il crimine dell’ipocrisia.
E non sto guardando al passato per schiaffeggiare qualcuno. Solo voglio invitarvi a guardare il presente e riflettere su fututo condividendo con la Corte la seguente riflessione: “l’ipocrisia di oggi, sarà la tragedia di domani”. Tutti noi abbiamo una responsabilità verso i nostri figli che oltrepassa le preferenze politiche o le necessità meschine di guadagnare un salario, mantenere un effimero posto politico o ingraziarsi un gruppetto di potenti. Questa responsabilità ci spinge ad abbandonare l’ipocrisia di oggi, per consegnargli un domani senza tragedie.
In nome di questa ipocrisia si è voluto giudicare noi cinque e quando tocca a me affrontare la sentenza, mi rendo conto che io, a differenza dei miei compagni, non ho neanche il diritto di considerarmi una vittima. La forma in cui mi sono condotto si adatta perfettamente alla condotta che descrivono gli atti di cui mi si accusa; se ho dovuto venire al processo fu per solidarietà con i miei fratelli, per dire alcune verità e per smentire le falsità con cui l’Accusa ha voluto aggravare le mie attività e presentarmi come un pericolo per la società nordamericana.
Di modo che non ho nemmeno il diritto di chiedere clemenza per me in un momento come questo in cui questa Corte avrà visto chissà quanti Convertiti, alcuni genuini e altri falsi, alcuni incontrando Dio quando hanno appena firmato un patto col diavolo, tutti utilizzando questo podio per dimostrare il loro pentimento. Io non posso giudicarli, ognuno sa che fare della sua dignità. Anch’io so cosa fare della mia, e vorrei credere che capirà che non ho nessuna ragione di pentirmi.
Però sempre sentirò l’obbligo di chiedere giustizia per i miei compagni accusati di crimini che non hanno mai commesso e condannati sulla base di pregiudizi da una Giuria che si lasciò scappare un’opportunità unica di fare una differenza. Loro non hanno mai voluto ottenere nessun segreto di questo paese e in quanto all’accusa più mostruosa, si tratto solo di un patriota che difendeva la sovranità della sua patria. Utilizzando le parole di un buon cubano e amico, che malgrado sia venuto in questo paese per le idee contrarie al governo cubano è una persona onesta “questi ragazzi sono stati condannati per il delitto di avere dignità”. Qui approfitto per rendere omaggio ai cubani con dignità che anche qui vivono.
Più di due anni fa ricevetti una lettera di mio padre in cui tra l’altro esprimeva la sua speranza che si potesse trovare una giuria dove affiorassero i valori di Washington, Jefferson e Lincoln. Purtroppo non ha avuto ragione.
Ma non perdo la speranza nella razza umana e nella sua capacità di essere guidata da quei valori, dopo tutto non credo che nemmeno Washington, Jefferson e Lincoln fossero maggioranza nell’epoca in cui toccò loro lasciare l’impronta nella storia di questa nazione.
E mentre questi sordidi tre anni diventano storia e dietro una montagna di argomenti, mozioni e tecnicismi, si sta seppellendo una storia di ricatti, abusi di potere e il più assoluto disprezzo a tanto ponderato sistema di giustizia, per per darle una brillanteza che non ha avuto mai, noi continueremo ad appellarci a questi valori e alla vocazione alla verità del popolo nordamericano con tutta la pazienza, la fede e il coraggio che ci può infondere il crimine di avere dignità.
Molte grazie.

RENÉ GONZÁLEZ SEHWERERT è stato condannato a 15 anni di prigione.

Dichiarazione di Fernando Gonzàlez Llort al tribunale di Miami il 18/12/01

(....) Sua signoria: Pensavo che l’Accusa sarebbe venuta oggi in questa sala a sollecitare per me una sentenza di un anno di arresti domiciliari. Dopo tutto, questo fu ciò che questa stessa accusa offrì al signor Fròmeta quando questi comprò a un agente segreto del governo un missile Stinger, esplosivo C-4, granate e altri armamenti. Non importa che il signor Fròmeta avesse confessato allo stesso agente segreto le sue intenzioni terroriste e l’uso assassino e privo di scrupoli che avrebbe dato a questi materiali.
Dopo ho riflettuto e mi sono reso conto che era una illusione aspettarmi lo stesso trattamento da parte dell’Accusa, perchè io sono un cubano di là, dell’Isola, e questo implica al momento di accusarmi che entrano in gioco considerazioni come l’ignoranza di ciò che è Cuba realmente, l’odio e la irrazionalità contro il mio paese stimolato da un settore estremista che controlla ciò che si dice qui su Cuba e si incarica di silenziare qualsiasi altra opinione più razionale.
Mentre stavamo celebrando il nostro processo, è morto a Miami Esteban Ventura Novo, e lo menziono perchè credo che rappresenti un simbolo. Esteban Ventura Novo fu uno dei capi della polizia del dittatore Fulgencio Batista a Cuba prima del trionfo della Rivoluzione e fu responsabile della tortura, l’assassinio e la scomparsa di decine di giovani nella capitale cubana. Tutto ciò succedeva con l’assenso e l’appoggio del governo degli Stati Uniti, allora presieduti da Eisenhower.
Quando il governo rivoluzionario prese il potere a Cuba, Ventura Novo e altri come lui, responsabili di crimini contro il popolo cubano, furono accolti e ospitati dal governo di questo paese. Molti di loro furono usati, con la consulenza, la direzione e il finanziamento della CIA, nella guerra sporca contro un governo che evidentemente contava e conta con l’appoggio del suo popolo.
Cominciava così una storia di aggressioni a Cuba in tutte le sfere economiche e sociali del paese. Una storia in cui alla guerra economica, l’aggrressione biologica, la guerra psicologica attraverso la propaganda e le minacce di aggressioni militari, si uniscono al terrorismo, il sabotaggio, le azioni paramilitari e i tentativi di assassinio dei dirigenti politici della rivoluzione, originati quasi tutti nel sud della Florida.
L’accusa dirà che questa è propaganda e paranoia di Cuba. Mi chiedo se avrebbe il coraggio di andare a Cuba e dire la stessa cosa alle madri, alle spose e ai figli che hanno perso i loro familiari vittime di queste aggressioni. Queste manifestazioni dell’Accusa, dimostrano la sua mancanza di sensibilità umana e la sua incapacità di mettersi nei panni dell’altra parte.
(....) Mi chiedo: cosa ci possiamo aspettare tra 30 o 40 anni quando si deciderà di rendere pubblici i documenti su quello che succede oggi?
La maggior parte dei cubano-americani che oggi, 40 anni più tardi, si mantengono attivi nelle loro brighe terroriste contro Cuba, sono ben conosciuti dagli organismi di sicurezza degli Stati Uniti perchè appartennero ad essi e da essi appresero come manipolare i mezzi tecnici e i metodi di lavoro.
(...) Lì stanno i casi di Luis Posada Carriles e Orlando Bosh, entrambi con lungo curriculum di legami con la CIA, che furono gli autori intellettuali dell’esplosione in volo di un aereo civile il 6 ottobre del 1976, fatto in cui morirono 73 persone innocenti. Orlando Bosh vive liberamente in questa comunità grazie al “Parole” datogli dall’ex presidente Bush malgrado sia considerato un pericolo e un connotato terrorista dalle stesse autorità del Dipartimento di Giustizia di questo Paese.
Un ruolo importante nella concessione del “Parole” presidenziale a Orlando Bosh lo svolsero le pressioni e le raccomandazioni della rappresentante repubblicana per la Florida Ileana Ros-Lehtinen. È, pertanto, protettrice e difensore di terroristi.
Le prove presentate dalla Difesa, documenti dei quali era a conoscenza l’FBI, come abbiamo visto nel giudizio, dimostrano che Orlando Bosh continua a cospirare da Miami per commettere atti terroristici contro Cuba. Nessuno è andato ad arrestarlo.
(...) È in questo contesto che arriviamo agli anni ’90. Cuba attraversa la situazione economica più critica degli ultimi 40 anni, dovuta fondamentalmente a fattori esterni.
I gruppi terroristi radicati a Miami e alleati all’estrema destra politica degli Stati Unit pensarono che era ora di dare la spallata finale al Governo Rivoluzionario di Cuba e si intensificano le azioni politiche da una parte e le attività terroristiche dall’altra.
La FNCA costituiva l’organizzazione più influente della comunità cubana per le risorse economiche di cui disponeva e l’influenza che esercitava su politici vhiave nella struttura di governo degli USA.
La sua strategia consisteva nel fare approvare dal Congresso misure che pretendevano asfissiare economicamente il popolo cubano, con la falsa speranza che questi si sarebbe sollevato contro il Governo rivoluzionario, e intanto organizzava e finanziava da Miami un’ondata di attentati terroristici a Cuba coll’obiettivo di danneggiare l’economia che già aveva iniziato un processo di recuperazione.
Quest’ondata terroristica contro istallazioni turistiche a Cuba fu finanziata e organizzata dall’FNCA. Il terrorista principale, Luis Posada Carriles, riconobbe in una intervista al The New York Times la sua responsabilità come autore di questi attentati e il finanziamento di questi con denaro proveniente da quell’organizzazione.
(....) La realtà è che a Cuba non resta altra alternativa che mantenere persone qui che, per amore alla Patria e non per soldi si informino dei piani terroristici e così permettano evitarli sempre che sia possibile. Questa è la ragione della mia presenza qui.
Fintanto che la situazione sia questa che ho descritto, Cuba ha il diritto morale di difendersi nella forma in cui lo abbiamo fatto io e i miei compagni.
Sua Signoria:
Il passato 11 settembre tutti siamo stati testimoni di un atto criminale e orrendo. Di un atto effimero che ha costernato la maggior parte della popolazione del mondo che seppe di questi fatti attraverso le catene televisive. Gli atti terroristici che per anni si sono commessi contro Cuba non sono stati trasmessi da nessuna di queste catene.
Permettetemi di ricordare che un 11 settembre, però del 1980, Félix Garcìa, diplomatico cubano accreditato all’ONU, fu assassinato nella citta di New York da uno dei terroristi che oggi si trova agli arresti a Panama insieme a Posada Carriles.
Sua Signoria
Oggi lei compirà con questa tappa del nostro processo e detterà la sentenza che considererà appropriata.
Io voglio reiterare che non ho mai messo in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nè è stata mai la mia intenzione e dei miei compagni.
Ciò che ho fatto è stato motivato dall’amore alla mia Patria e dalla convinzione che la storia dimostrerà che è l’unica opzione che rimane al popolo cubano per evitare la morte di persone innocenti e la distruzione che portano con se le azioni terroristiche che si commettono contro il mio paese.
Sta nelle mani del governo degli Stati Uniti mettere fine a questi atti. Cuba ha dimostrato la sua volontà di cooperare in questa e altre sfere come il narcotraffico con le autorità nordamericane.Qulcosa che è nel miglior interesse di entrambi i popoli e che sì danneggia la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Sono le autorità di questo paese che devono decidersi ad attuare in base a principi e liberarsi dell’influenza perniciosa di un gruppo piccolo ma potente economicamente, di mafiosi, di estrema destra della comunità cubana di Miami.
Sinceramente ho fiducia che, un giorno, Cuba non abbia la necessità di che persone come me, volontariamente e per amore al proprio paese e al proprio popolo, vengano in questo paese a lottare contro il terrorismo.
Ogni uomo che si rispetti, prima di tutto ha doveri verso la Patria. Negli anni di carcere mi accompagnerà sempre la dignità che ho imparato dal mio popolo e dalla sua storia.
Molte grazie.

FERNÁNDO GONZÁLEZ LLORT è stato condannato a 19 anni di prigione.

Dichiarazione di Antonio Guerrero Rodrìguez al tribunale di Miami il 27 dicmbre 2001


" AHORA EN ESTE PUNTO, ME YERGO CON ALMA ROBUSTA" - WALT WHITMAN ("Canto di me stesso")
Sua Signoria:
Mi permetta dire che sono daccordo con tutto ciò che hanno detto in questa Sala i miei quattro fratelli della causa; Gerardo Hernàndez, Ramòn Labañino, René Gonzàlez e Fernando Gonzàlez. Loro hanno parlato con dignità e coraggio davanti a questa Corte. Le nostre dichiarazioni traggono fondamento dalla verità e dalla solidità dei principi che abbracciammo e dall’onore dell’eroico popolo cubano. Voglio anche sottolineare che gli avvocati e i loro assistenti, anno attuato con grande professionalità, onestà e coraggio, anche il lavoro delle traduttrici, di Liza, Richard e degli ufficiali giudiziari è stato altamente etico e professionale.
All’inizio scrissi nel diario dei miei lunghi giorni: -“... il vero uomo non guarda da che parte si vive meglio, ma da che parte sta il dovere”- Sono parole di José Martì, che a più di un secolo dall’essere espresse, vivono e sono essenza di ciò che è più puro e altruista.


Muchas veces es dificil
encontrar vocablos precisos
pero estos han estado dentro de mi:
agolpados,
estremecidos,
incubados en la verdad,
esperando romper la fuente y ver la luz.
Y ha llegado el día

Mi permetta Sua Signoria, spiegare nella forma più diafana e concisa, la mia ragione:
Cuba,
Mi pequeño país, ha sido
atacado
agredido
y calumniado
década trs década,
por una política
cruel,
inumana
y absurda.
Una guerra verdadera,
voraz y abierta
de terrorismo
precursor del horror
de sabotaje
generador de ruinas;
de asesinato,
causante
del dolor más profundo,
la muerte.

Non solo i documenti e i dati del governo di Cuba hanno messo a nudo questa aggressione, ma gli stessi documenti segreti del governo degli Stati Uniti, che li ha resi pubblici.
Questa aggressione ha compreso il reclutamento, il pagamento e addestramento di agenti controrivoluzionari da parte della CIA; l’invasione di Girón; l’Operazione Mangosta; pretesti per un intervento militare; piani di assassinio di capi di Governo e di Stato; infiltrazioni di gruppi armati; sabotaggi, violazione dello spazio aereo, voli spia, lancio di sostanze batteriologiche e chimiche, mitragliamento delle coste; bombe negli hotel e altri centri sociali, ricreativi, storici e turistici; provocazioni di tutti i tipi, con crudeltà e accanimento.
E come risultato di tutto questo:
Più di tremila e quattrocento morti; l’incapacità totale o parziale di più di duemila persone; grandi danni materiali all’economia, alle fonti della vita; centinaia di migliaia di cubani che nascono e crescono sotto un ferreo blocco e nel clima ostile della guerra fredda. Terrore, vicissitudini e dolore sul popolo.
Dove si sono tramati e finanziati tanto spietati e incessanti atti?
Nella loro grande maggioranza, nello stesso territorio degli Stati Uniti d’America.
Che si è fatto da parte delle autorità di governo di questo paese per evitarli?
Praticamente nulla... E l’aggressione non è cessata.
Oggi, ancora camminano liberamente per le strade di questa città, persone che sono responsabili di alcune di queste azioni. E stazioni radio e altri mezzi di comunicazione pubblicano e promuovono nuovi atti di aggressione contro il popolo cubano.

¿ Por qué tanto odio hacia el publo de Cuba?
¿ Porque Cuba escogió
un camino distinto?
¿ Porque su pueblo
quiere el socialismo?
¿ Porque eliminó
el latifundio y erradicó el analfabetismo?
¿por qué le dio educación
y atención médica gratuitas
a su pueblo?
¿ Porque le da
un libre amanecer a sus niños?

Cuba non ha mai attentato alla sicureza nazionale degli Stati Uniti nè ha commesso un atto di aggressione nè di terrorismo contro questo paese; vuole profondamente la pace e la tranquillità e desidera le migliori relazioni tra i due popoli. Ha dimostrato che ammira e rispetta il popolo nordamericano.
“Cuba non è un pericolo militare per gli Stati Uniti” ha dichiarato in questa Sala l’Ammiraglio Carroll.
Il pericolo militare per gli Stati Uniti che presenta Cuba è zero, testimoniò il generale Atkinson.
Inquestionabile è il diritto del mio paese – come di qualsiasi altro paese - a difendersi da chi tenta di danneggiare il suo popolo.
Complesso, difficile è stato il compito di frenare questi atti terroristici, perchè questi hanno goduto della complicità o indolente tolleranza delle autorità.
Il mio paese ha fatto tutto il possibile per avvertire il governo nordamericano dei pericoli di queste azioni, per il quale si sono usati canali ufficiali, discreti o pubblici. Ma, mai si è potuto ottenere una cooperazione reciproca.
Neglia anni novanta, incoraggiati dalla caduta del campo socialista, i gruppi terroristici hanno intensificato le loro attività contro Cuba. Era, secondo il loro criterio, arrivata la tanto aspettata ora per creare il caos finale, terrorizzare il popolo, destabilizzare l’economia, danneggiare l’industria del turismo, fomentare la crisi e dare il colpo finale alla Rivoluzione Cubana.
Che poteva fare Cuba per difendersi e prevenire i piani terroristici? Che poteva fare per evitare un conflitto di maggiori dimensioni? Che opzioni aveva per salvaguardare la sovranità e la sicurezza dei sui figli?
Una delle forme possibili di impedire atti brutali e sanguinosi, di evitare che la sofferenza crescesse con più morti, era di operare in silenzio.
Non rimase altra alternativa che contare con uomini che - per amore verso una causa giusta, per amore alla loro Patria e al loro popolo, per amore alla pace e alla vita – fossero disposti a compiere volontariamente questo onorevole dovere contro il terrorismo. Allertare il pericolo di aggressione.
Prevenire un conflitto che seminasse il dolore nei nostri popoli, è stato l’oggetto dei miei atti e la ragione del mio dovere, così come lo è stato per i miei compagni.
Non abbiamo attuato nè per danaro nè per rancore. Nessuno di noi ha avuto idea di danneggiare il nobile e laborioso popolo americano. Non abbiamo lesionato la sicurezza nazionale di questo paese. Lì stanno i records della Corte. Quelli che dubitano, che li esaminino e vedranno la verità.
I bestiali attacchi alle torri gemelle e al Pentagono dell’11 settembre, riempirono di indignazione chi ama un mondo di pace. La morte di sorpresa e insolita di migliaia di cittadini innocenti di questo popolo ci infuse un profondo dolore.
Nessuno nega che il terrorismo è un fenomeno inumano, spietato e ripugnante e debe essere sterminato con urgenza.
“Per ottenere la vittoria dobbiamo avere a disposizione la migliore intelligenza possibile”.
“è necessaria l’unità per rafforzare i servizi segreti, per conoscere i piani prima che siano perpetrati e scoprire i terroristi prima che ci attacchino”.
Queste due affermazioni non furono fatte dal Presidente della repubblica di Cuba, il nostro Comandante in capo Fidel Castro, ma dal Presidente degli Stati Uniti d’America, dopo quegli orrendi attacchi. Mi domando e mi ripeto la domanda: queste affermazioni non hanno valore per Cuba, che è vittima del terrorismo?
Precisamente questo è ciò che ha fatto Cuba per tentare di porre fine a questo flagello, che per tanti anni ha colpito il suo territorio e martirizzato il suo popolo.
Sua Signoria,

“..hubo un “juicio”,
lo sabe esta Sala;
convivimos y velamos
días repletos de declaraciones,
testimonios,
indicios,
argumentos,
dudas,
injurias,
falacias,
deliberaciones...
No vengo hoy aquí a justificar nada,
vengo a decir
la verdad.
“Sólo con ella estoy comprometido”.

ACCORDO, non si ebbe altro che non fosse il compromesso di essere utile al mondo, di servire una causa valida chiamata umanità e anche Patria.
INTENZIONE, non si ebbe altra che non fosse quella di evitare l’insensatezza e il crimine, e salvare il fiore della vita dalla morte fortuita, brusca, vana e prematura.
Non si oltrepassò. Non si oltraggiò. Non si offese.
Non si rubò. Non si ingannò. Non si defraudò.
Non si tentò nè si commise spionaggio.
Nessuno, mai mi chiese di cercare informazioni. Qui, in questa sala lo confermarono le dichiarazioni dei testimoni, non solo della difesa, ma quelli dell’Accusa.
Si legga la testimonianza del Generale Clapper, di Joseph Santos, del Generale Atkinson, per citare alcuni, e si confermerà ciò che con totale onestà dico.
Così come vennero in questo recinto Dalila Borrego, Edward Donohue, Tim Carey, avrebbero potuto venire molte persone per spiegare come era la mia vita; per esporre cosa facevo ogni giorno. In cambio, contro di me nessuno venne, nè sarebbe stato possibile trovare una persona che, con sincerità potesse segnalare una macchia nella mia condotta verso la società.
Io amo l’Isola dove sono cresciuto, dove mi sono educato e dove vivono mia madre, uno dei miei idolatrati figli e altri dei miei cari e dei miei amici; amo anche questo paese nel quale sono nato, dove negli ultimi dieci anni della mia vita ho dato e ricevuto amore e solidarietà.
Sono certo che è inevitabile, non solo un ponte di amicizia tra entrambi i popoli, ma tra tutti i popoli del mondo.
Corrisponde a Lei, Sua Signoria dettare la sentenza in questo lungo e tortuoso giudizio.

¡Juntense prueba y evidencia!
Voces dirán que no existen.
¡Tómense hechos y argumentos!
Voces dirán que no imputan.
¡Léanse casos y testimonio!
Voces dirán que no es posible
culpar a estos hombres.
Voces que salen del propio corazón.
Voces que llevan el vigor de lo justo.
Voces que no quisieron ser, o que no fueron
escuchadas por un jurado
que no pudo impartir justicia.

Si sbagliarono! Il loro verdetto fu un sacrilegio. Però eravamo coscienti, dall’inizio, che trattandosi del tema di Cuba, era Miami un luogo impossibile a tal proposito.
È stato questo, soprattutto, un processo politico.
Personalmente, non ho altro da chiedere: solo giustizia per il bene dei nostri popoli, e per il bene della verità. Una sentenza giusta, libera da legami politici, piena, sarebbe stato un importante messaggio in questo momento trascendentale di lotta contro il terrorismo.
Mi permetta reiterare che mai ho fatto un danno personale a nessuno, nè danno materiale a qualcosa. Non ho mai tentato di realizzare azioni che mettessero in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Se mi si chiedesse una cooperazione simile, lo rifarei con onore. In questo momento mi viene in mente con forza e passione un frammento della lettera che il generale Antonio Maceo, che lottò per l’indipendenza di Cuba nel secoloXIX, scrisse a un generale spagnolo:
“non troverò motivo per sciogliermi dagli obblighi che ho verso l’umanità. Non è dunque una politica di odio la mia, è una politica di amore; non è una politica esclusiva, è una politica fondata nella morale umana”.
Per la sua sentenza, i miei fratelli ed io dovremo subire una ingiusta prigione, però, da lì continueremo la difesa della causa e dei principi che abbiamo abbracciato.
Verrà il giorno in cui già non vivremo nell’angoscia del timore e della morte, e quel giorno, si vedrà la giustizia reale della nostra causa.
Sua Signoria:
Sono passati molti mesi e giorni di clausura ingiusta, rude e orribile!
A volte mi sono chiesto, cos’è il tempo? E come Sant’Agostino mi sono risposto: “se me lo chiedono non lo so. Però se non me lo chiedono, io si lo so”. Ore di solitudine e di speranza; di riflessione di fronte all’ingiustizia e alla meschinità; eterni minuti dove ardono i ricordi: Ricordi ci sono, che bruciano la memoria!
Assumo versi di Martì, per quest’ultima pagina, che annotai nel diario dei miei lunghi giorni:

“He vivido: al deber juré mis armas
y ni una vez el sol dobló las cuestas
sin que mi lidia y mi victoria

e cito in questa sala il poeta, uruguaiano e universale, Mario Benedetti:

“...la victoria estará como yo “...
ahí nomás germinando

perchè alla fine riposeremo liberi e vittoriosi di fronte a quel sole che oggi ci è stato negato.
Grazie.
Antonio Guerrero.

ANTONIO GUERRERO RODRÍGUEZ e stato condannato a un ergastolo, 10 anni e 8 mesi di prigione.

Visita il sito di riferimento in italiano dedicato ai 5 patrioti cubani prigionieri negli USA:
http://www.inocentes.org/

COMUNICATE CON I CINQUE

ANTONIO GUERRERO RODRÍGUEZ
ANTONIO No 58741-004
Indirizzo USP FLORENCE PO BOX 7500 5880 State HWY 67 South Florence, CO 81226
Telf.: 719-784-9454
Fax: 719-784-5157 FERNANDO GONZÁLEZ LLORT (RUBÉN CAMPA)
No 58733-004 Indirizzo FCI OXFORD PO BOX 500 Oxford, WI 53952-0500 Telf.: 608-585-5411 Fax: 608-585-6371

GERARDO HERNÁNDEZ NORDELO
(MANUEL VIRAMONTES)
No 58739-004 Indirizo USP Victorville
PO BOX 5400 13777 Air Expressway Road Adelanto, CA 92394
Telf: 760-530-5000

RAMÓN LABAÑINO SALAZAR
(LUIS MEDINA)
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RENÉ GONZÁLEZ SEHWERERT
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^^torna su^^